CECILIA CHAILLY: l’arpa è la voce dell’anima

Non si può restare indifferenti a Cecilia Chailly (nata il 2 febbraio). Perché è intelligente, perché è bella, perché è una brava musicista. Quello che, però, attrae irresistibilmente (ed è stato così anche per musicisti del calibro di Fabrizio De Andrè e Sting) è il suo lussureggiante mondo interiore. «Gli artisti sono un pò dei bambini che con me sentono la possibilità di esplorare il lato giocoso della vita. E’ la dimensione dell’eterno fanciullo che dobbiamo coltivare per rimanere creativi.»

Me lo confidò il 7 febbraio 2008, in occasione dell’ esibizione che l’arpista milanese tenne al Teatro Giacosa di Aosta per la “Saison Culturelle”. Più che un concerto fu uno “striptease dell’anima”, in cui, con la musica, esibì spudoratamente una esperienza umana dominata da due grandi “lutti”. «Ho avuto una vita molto in prima linea– confessò- e il romanzo “L’era dell’amore” ed il cd, “Alone”, mi sono serviti come autoterapia. Corrispondono ai due momenti più dolorosi della mia vita, e mi hanno aiutato a guarire dalla ferita per la fine dell’”amour fou” con lo scrittore Andrea De Carlo e da quella, più profonda, per la morte di mio padre. Creazione è cercare una verità a tutti i costi, usando la tecnica e la tecnologia per realizzare opere che fissino le emozioni che si provano quando si sperimenta il dramma, ma anche l’estrema poesia, della solitudine,» 

Non a caso il suo ultimo Cd si intitolava “Alone”, che in inglese vuol dire solo, e, invece, in italiano è l’aureola che circonda oggetti luminosi. O persone “luminose”, come quelle che sanno “leggere l’anima”. Come era suo padre, il compositore Luciano Chailly, e come è Cecilia. «L’arpa è la voce dell’anima– ammise- Ho sempre avuto una concezione emozionale dell’esistenza che fa sì che spesso sia più nell’etere che nella realtà. Se lo stare al limite tra realtà e follia nella vita incasina, artisticamente serve. Per fortuna ho avuto un padre che mi ha incoraggiato ripetendomi: dicono che noi musicisti siamo fuori dal mondo, ma non è esatto, è il mondo che è fuori di noi.»