La MIGNOTTOCRAZIA al potere

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Il termine MIGNOTTOCRAZIA fu coniato dal giornalista Paolo Guzzanti il 3 novembre 2008. A proposito di una querelle nata tra sua figlia Sabrina e il ministro Mara Carfagna, riferendosi a quest’ultima sul suo blog scrisse:“abbasso la mignottocrazia”. In precedenza, sempre sul blog, aveva definito il ministro del governo Berlusconicalendarista delle Pari opportunità” e affermato che la sua sarebbe stata una “nomina di scambio”.

Mara Carfagna

Qualche giorno dopo precisò meglio il concetto: “MIGNOTTOCRAZIA è il nome della corruzione che ottiene potere in cambio di favori. Ci sono anche casi di mignotte per sesso, ma io intendo denunciare tutti coloro che ottengono potere o vantaggi di qualsiasi genere compiacendo il potente: in questo senso le più grandi mignotte sono gli uomini, e io non voglio limitarmi alle sole questioni di natura sessuale. Speravo che da Berlusconi venisse una rivoluzione liberale, insieme a molti altri intellettuali come Adornato, il povero Colletti, in fondo mignotte anche noi. E ora io sono una mignotta delusa, per restare alla metafora.”

Barbara Matera


E ancora: “MIGNOTTOCRAZIA indica selezione del personale politico in base al sex appeal. Dopo il Parlamento, anche nei consigli locali approderanno candidate che hanno centimetri di carne nei posti giusti, piuttosto che neuroni nel cervello.”

Elvira Savino

Guzzanti fu facile profeta, e nel libro pubblicato nel 2010, “Mignottocrazia-La sera andavamo a ministre”, ha elencato diversi, eclatanti, esempi di carriere politiche per meriti non propriamente ideali: da Nicole Minetti (consigliera della Regione Lombardia) a Barbara Matera (parlamentare europea), da Elvira Savino (parlamentare italiana) a Emanuela Romano (assessore comunale a Castellammare di Stabia).

La MIGNOTTOCRAZIA sarebbe, per Guzzanti, un aspetto della manovra a tenaglia messa in atto da Berlusconi per distruggere le regole della democrazia e del vivere civile, che, normalmente, si sono sempre basati su valori, meriti e, soprattutto, regole.

La MIGNOTTOCRAZIA come sistema di potere– scrive nel libro Guzzanti- ha esattamente questo scopo ideologico: assuefare l’opinione pubblica con un continuo e rivendicato stupro delle regole, delle norme, delle consuetudini, introducendo una prassi apparentemente anarchica, ma, in realtà, funzionale al mantenimento del potere. Il potere consiste nella conquista del consenso raccolto attraverso gli strumenti più elementari della solidarietà di pancia, di genitali, di populismo sessuale che incontra sia l’approvazione e l’ammirazione maschile, sia quella di una incredibile quantità di donne che pensano: finalmente un vero uomo, uno che sa stare con le donne e le soddisfa, in un mondo ormai popolato da gay e travestiti.”

Nicole MINETTI