La grande anima della musica acustica di JORMA KAUKONEN

«Wonderful !». Chissà quante volte le rovine del Teatro Romano di Aosta hanno sentito esclamazioni di questo tipo? Tante, certo. A ripeterlo, entusiasta, il 28 luglio 2003, fu, però, un turista d’eccezione: Jorma Kaukonen, leggendario chitarrista statunitense (è nato a Washington il 23 dicembre 1940) giunto ad Aosta per tenere un memorabile concerto inserito nella rassegna “Aosta Classica”.

Inevitabile, a quel punto, parlare con lui di radici. E’ vero che, come tutte le strade portano a Roma, così i mille rivoli della musica americana portano al blues? «Indubbiamente le nostre radici affondano nel blues, ma, nel mio caso, non solo nel blues.- rispose- Nella mia formazione ha avuto molto importanza, anche, la musica popolare. Oggi, per esempio, mentre viaggiavo in auto con Barry ho ascoltato il Cd di un organettista italiano di musica tradizionale che mi ha colpito. Continuo a raccogliere suggestioni musicali da tutte le tradizioni, comprese quelle che, magari, mi appartengono meno.» Barry, stava per Barry Mitterhoff, l’occhialuto virtuoso di mandolino con cui duettò nel corso di un concerto che ripercorse le tappe fondamentali della sua carriera acustica: dall’allora recente “Blue Country Heart” su su fino alla “Good Shepherd” dei Jefferson Airplane, il gruppo con cui Kaukonen è entrato nella leggenda.

Dopo averlo fondato nel 1965, contribuì non poco alla loro “music of the spheres”. A cominciare dal nome, derivato da Blind Thomas Jefferson, che era il cane di Jorma ma, anche, uno dei pionieri del blues. Negli otto anni di appartenenza, Jorma registrò con loro pezzi come “Somebody to love”, “White rabbit” e “Volunteers”, partecipò a festival mitici come quelli di Monterey, Woodstock e Altamont e duettò con Jimi Hendrix (che, con Mike Bloomfield, molto influenzò la sua svolta elettrica). «Erano tempi molto eccitanti- ricordò- Mi convertii alla musica elettrica perché aveva molta energia ed un grande potere di seduzione, ma, in realtà, arrivavo dal circuito folk tradizionale. A casa conservo ancora una foto in cui giovanissimo, a San Francisco, sto accompagnando alla chitarra acustica la mia amica Janis Joplin»

Finito il trip psichedelico, Kaukonen tornò, infatti, all’acustico con gli  Hot Tuna ed un Cd come “Quah”, che, negli anni Settanta, fece scoprire la chitarra “fingerpicking” ad un’intera generazione di italiani. Conteneva classici come “Genesis” e “I Am The Light Of This World” che, anche ad Aosta, furono tra i momenti più emozionanti di un concerto dominato dalle fragranze old-fashioned dei brani di “Blue Country Heart”. «Amo molto questa musica, perché è divertente da suonare ed ha una grande anima.- concluse- Tra le rovine romane, poi, è venuta molto bene. E’ stato un concerto magico: quando ho dedicatoDo Not Go Gentle” a mio padre, ho sentito un fragore attraversare il cielo.»