Con “TARANTA NERA” gli Officina Zoé gettano un ponte tra il Salento e l’Africa

Il greco antico è l’unica lingua che ha due accezioni per indicare la vita: bios, che sarebbe la vita che viviamo con un inizio e una fine, e zoé, che ne è l’essenza. Officina Zoé, il gruppo che il 29 ottobre ha inaugurato il cartellone della Musica della Saison Culturelle, è, quindi, un’officina dove si lavora con la nostra essenza, un laboratorio che, scavando nella tradizione musicale del Salento, cerca i collegamenti con quelle degli altri Sud del mondo. Non è un caso che qualche anno fa il percussionista Famoudou Don Moye con i suoi Art Ensemble of Chicago, alla ricerca della radici del blues, li avessero voluti conoscere.

«Come il Blues– ha spiegato prima del concerto il suo leader Lamberto Probola Taranta è nata per affogare la sofferenza che veniva dalla fatica disumana del lavoro e dall’oppressione dei padroni sulla cultura contadina. Oggi, invece, per noi questa musica è riscatto. Vi esprimiamo la gioia di riappropriarci della nostra identità e tradizione, e, quindi, di un modo diverso di essere.» All’epoca con gli Art Ensemble suonava il griot del Mali Baba Sissoko con cui gli Officina Zoé hanno iniziato una collaborazione sfociata adesso nello spettacolo “Taranta Nera” che, dopo avere debuttato il 28 ottobre a Lecce, il 29 è arrivato al Teatro Giacosa di Aosta. Sul palco si è, così, stabilito un collegamento tra il Salento dei sei membri di Officina Zoé (Cinzia Marzo voce, flauti, tamburello; Donatello Pisanello organetto diatonico, chitarra, mandola, armonica a bocca; Silvia Gallone tamburello, voce; Giorgio Doveri violino, mandola, Luigi Panico chitarra, mandola, armonica a bocca e Lamberto Probo tamburello, tamborra,percussioni salentine varie) e l’Africa di Baba Sissoko (voce, talkin drum, n’goni), della cantante maliana Mamani Keita e del percussionista guineano Sourakhata Dioubate.

«Si comincia sentendo lo n’goni maliano che chiama, come fanno da quelle parti i griot, i cantori tradizionali.– aveva spiegato Probo- Gli rispondono i nostri tamburelli e poi, via via gli altri strumenti, con cui diamo il via alle danze.» Sul palco c’erano, infatti, anche Laura e Silvia De Ronzo con la loro “danza terapeutica”. «Qualsiasi tipo di danza è terapeutica– ha continuato Probo- perché, quando si mette in armonia il corpo con lo spazio, non ne può derivare che benessere sia fisico che psichico. La tradizione, poi, vuole che il ballo accompagnato dalla nostra pizzica- pizzica, facesse guarire coloro che venivano infettati, più o meno metaforicamente, dal veleno della tarantola.» Gli Officina Zoè portano, infatti, avanti da più di tre lustri il recupero della pizzica-pizzica, la musica-danza tradizionale del Salento considerata una forma locale della tarantella, che è, invece, ballata e suonata nel resto del Sud. «In questo momento, in cui siamo tutti vittime del Dio Mercato e gli egoismi ed i confini crescono ogni giorno di più, ritengo necessario l’incontro con le musiche di altri Sud del mondo. C’è bisogno di qualcuno che racconti in musica che le differenze sono belle e allargano gli orizzonti, dando un energia positiva per vivere in questa nostra grande Madre Terra. Concetto molto importante questo, perché il riconoscere la terra come propria madre ci fa considerare tutti fratelli. E quando due tradizioni, come la nostra e l’africana, nella loro semplicità si incontrano non possono che dare vita a un messaggio d’amore.»