Il quadro bianco di “ART” specchio spietato di una società ipocrita

Scriveva lo scrittore francese Edmond de Goncourt: La cosa che sente più stupidaggini al mondo è molto probabilmente un quadro di museo.” Lo conferma la trama su cui si dipana “Art”, la commedia di Yasmine Reza rappresentata al Teatro di Giacosa di Aosta il 18 e 19 ottobre da una compagnia di “all stars” formata da Alessandro Haber, Alessio Boni e Gigio Alberti.

Serge (Boni) ha acquistato un dipinto astratto, completamente bianco, all’astronomico prezzo di 200.000 Euro, ed è intorno alle reazioni, più o meno sincere, dei suoi amici 
Marc (Alberti) e Yvan (Haber) che Yasmine Reza sviluppa un discorso cinico sul significato dell’arte e le contraddizioni dell’amicizia negli anni delle passioni tristi.

Il quadro si trasforma, così, nello spietato specchio di rapporti che sempre più spesso si reggono su un labile collante fatto di ipocrisie, bugie, maschere,  Fra liti, ripicche, e comiche scene madri, la commedia arriva alla svolta finale: tutto ritorna come prima, il duo Marc-Serge ritroverà l’antica, esclusiva amicizia, continuando a condurre il gioco e lo sfigato Yvan a sopportare, vivendo senza molte speranze la sua solitudine molto affollata.

Perfetto il meccanismo messo su dal regista Giampiero Solari e condotto con maestria e sapiente gigioneria dai tre attori che hanno reso al meglio un testo scritto nel 1994 e per anni in cartellone in tutto il mondo.