ROMANO MUSSOLINI: con papà Benito, al violino, suonavamo “La vedova allegra”

«Ho iniziato ad ascoltare jazz fin dalla culla. A 5 anni sapevo già riconoscere Armstrong ed Ellington. Era 1932, e in Italia il jazz era una musica d’elite, ma nella mia famiglia, grazie ai dischi comprati da mio fratello Vittorio e mia sorella Edda, si ascoltava continuamente ed era considerata una musica d’arte». Alla faccia dei dettami autarchici dell’Italia fascista, si potrebbe aggiungere. Ma questi piccoli fans della “musica degenerata” afro-americana potevano questo e altro, visto che erano figli di Benito Amilcare Andrea Mussolini, il Duce che tra il 1925 e il 1945 in Italia fece il bello e il cattivo tempo. A raccontarmi, infatti, questi ed altri aneddoti, nell’agosto 1996, fu Romano Mussolini, ultimogenito del celeberrimo Benito (e padre della focosa Alessandra) , ma, soprattutto, uno dei più sensibili pianisti italiani di jazz.

FISCHIA LA SCARPAMio padre amava la musica classica, la lirica in particolare, ed era amico di cantanti famosi.- continuò- Suonava il violino e gli piaceva che lo accompagnassi ne “La vedova allegra” di cui possedeva lo spartito originale regalatogli dall’autore, Franz Lehar. Io, essendo autodidatta, non leggevo la musica, per cui, affinché la imparassi, me la doveva suonare prima col violino, e questo lo faceva arrabbiare un poco. In famiglia è stato sempre molto affettuoso, ma sapeva essere severo, e, a volte, addirittura intemperante. Mi raccontava che una volta, quando faceva il critico teatrale, si era tanto arrabbiato con una compagnia molto scarsa che aveva tirato una scarpa sul palcoscenico. Solo che non gliela avevano ridata, per cui era dovuto tornare a casa con una scarpa sola». 

PIPPA NERA– Partito dalla scena jazzistica romana, Mussolini (nato a Forlì il 26 settembre 1927) aveva saputo farsi apprezzare anche all’estero con un pianismo che guardava soprattutto a Oscar Peterson. Lo testimoniavano le numerose tournée in tutto il mondo, Stati Uniti compresi. «Iniziai a suonare il pianoforte nel ‘43 e me ne innamorai pazzamente. Ho suonato moltissimo fino ai primi anni ‘60, cioè fino a quando ho avuto il pianoforte a casa. Stando ogni giorno 6-7 ore al piano, ho immagazzinato una certa tecnica e una dose di cliché per improvvisare. Adesso non ho neanche il piano a casa, per cui mi tengo in allenamento suonando nei concerti. I miei maestri sono i grandi pianisti che cercavo di imitare ascoltando i dischi: da Fats Waller a Errol Garner. Il mio idolo rimane però Oscar Peterson. Quando lo sentii a Milano nel ‘52 ebbi uno shock. Adesso di bravi ce ne sono moltissimi, da Kenny Barron a Tommy Flanagan. Ma ci sono pianisti incredibili anche in Italia come Pozza, Moroni, Faraò…». Il cognome l’ha aiutata? «Non posso negare che mi abbia aiutato per la curiosità che suscitava. Se, però, non avessi avuto delle qualità sarei stato stroncato immediatamente: perché nel jazz nessuno suona con una “pippa nera”, come in gergo viene indicato uno scarso».

CURIOSO DI TUTTO– Il jazz rappresentava, comunque, solo una parte dei suoi interessi. «Sono un neo-illuminista,un curioso di tutto: mi interessa lo sport, ma anche sapere con chi esce adesso Claudia Schiffer. I miei interessi maggiori sono la lettura, la pittura, il cinema ed il teatro. Avevo la mania del teatro comico. I miei idoli erano i De Filippo, Totò, Alberto Sordi e Walter Chiari». Naturalmente timido, sul palco si trasformava in divertente istrione. Fu così anche il 31 agosto 1996, in occasione dell’ “Aosta Classic Jazz Festival” presentato in Piazza Chanoux, ad Aosta, dal chitarrista Lino Patruno. Con Mussolini suonarono “The jazz stars of Italy”, vale a dire Gianni Basso (sax tenore), Cicci Santucci (tromba), Gianni Sanjust (clarinetto), Carlo Loffredo (contrabbasso), Osvaldo Mazzei (batteria) e Manuela Florio (voce). «Abbiamo fatto del mainstream (la via stilistica maestra del jazz: n.d.r.).- mi spiegò- E’ stata un’occasione per stare con gli amici. Ma glielo ho detto: questa è l’ultima volta che suono in questo tipo di situazioni. Adesso voglio togliermi qualche soddisfazione con un quartetto mio, con questa giovanissima cantante, la Florio, che ammiro moltissimo.» Romano Mussolini è morto a Roma il 3 febbraio 2006.