PIETRUCCIO MONTALBETTI presenta “Sognando la California. Scalando il Kilimangiaro” al Gressoney Walser Festival

Il dik dik è un’antilope africana che si caratterizza per il naso mobile che le permette di fiutare il cibo a distanza ed i grandi salti
che compie quando corre. Caratteristiche che hanno distinto anche l’omonimo gruppo pop italiano che tra il 1965 e la metà del decennio successivo è stato uno dei protagonisti della scena musicale italiana grazie anche al “fiuto” nello scegliere cover epocali come “Senza luce” e “Sognando la California”. “Sognando la California. Scalando il Kilimangiaro” è anche il titolo del libro che il loro storico chitarrista Pietruccio Montalbetti ha presentato la sera del 24 agosto in Piazza Umberto I per il Gressoney Walser Festival.

Anima irrequieta, l’artista milanese ha da qualche anno affiancato alla musica la passione per le avventure di viaggio. I “grandi salti” del dik dik lo hanno spinto ad attraversare in solitaria la foresta amazzonica, spingersi sulle Ande e l’Himalaya, visitare l’India. Ha cominciato anche a scalare, e nel gennaio di quest’anno ha raggiunto i 5895 metri del Kilimangiaro. «Il mio libro– ha detto Montalbetti- racconta questa avventura, ma nel cassetto ne ho pronti altri otto che ne raccontano altre che anticipo con alcune foto.» Al suo prossimo “folle progetto”, scalare l’Aconcagua, non è estranea Gressoney Saint-Jean. «Da 5-6 anni- ha aggiunto, infatti- ho una casa in affitto in questo posto che trovo delizioso. Siccome quella africana è una montagna un pò più ostica, mi sto facendo consigliare da alcuni montanari della zona.»

La serata si è articolata come un recital in cui Montalbetti ha parlato del libro, ma, anche, del suo passato musicale, che ha rinfrescato cantando alcuni successi accompagnato da un gruppo acustico. Il ricordo più vivo e partecipato è stata, indubbiamente, la sua amicizia con Lucio Battisti. «L’ho conosciuto nel novembre 1965 nella sala di registrazione dove stavamo facendo il nostro primo provino. – ha raccontato- L’ho reincontrato il 24 dicembre e, visto che era solo, l’ho invitato alla cena di Natale a casa mia. Si è, così, creato un sodalizio tra me, mia mamma e mio fratello Cesare, che a lungo è stato il suo fotografo ufficiale.Gli volevo così bene che quando mi faceva sentire le prime canzoni, e mi chiedeva: A Pietrù te piacciono?, dicevo sempre che erano belle anche son era vero. Come la prima, “Se rimani con me”, che fu il retro del nostro primo 45 giri. Poi è arrivato Mogol che è riuscito a tirare fuori il meglio da lui, che ha creato un mondo musicale meraviglioso senza mai copiare niente e nessuno.» Lo dice con affetto e l’entusiasmo di chi dopo quasi mezzo secolo di attività è ancora innamorato della musica. «Rimane sempre la cosa più importante per me.– ha confermato- Queste avventure non mi danno ispirazione, ma mi permettono di vivere in modo più tranquillo e sereno.»