GLI ULTIMI GIORNI DI POMPEI inaugura STRADE DEL CINEMA 2011

Dopo un anno di interruzione, Strade del cinema”, il festival internazionale del cinema muto musicato dal vivo, è ripreso con una nona edizione “più grande e più bella che pria”. Lo ha confermato l’evento inaugurale, il 5 luglio, che ha visto il romagnolo John De Leo, il francese Médéric Collignon e Sinfonica- Orchestra giovanile della Valle d’Aosta impegnati, al Teatro Romano di Aosta, nella musicazione de “Gli ultimi giorni di Pompei”, diretto nel 1913 da Eleuterio Rodolfi e restaurato nel 2008 a cura del Museo Nazionale del Cinema di Torino e della Cineteca del Comune di Bologna con simboliche virate cromatiche (l’eruzione finale è rosso pompeiano; la fioraia cieca Nidia è, in una scena, “rosa” dalla gelosia per Glauco e, nel finale, si annega dove il mare è più blu).

Si tratta di un film “epocale” in tutti i sensi: sia per l’argomento che per le elaborate scene di massa e le spettacolari sequenze finali del circo e dell’eruzione che lo pongono come il primo kolossal italiano di rilievo. Per i riferimenti scenografici alla pittura classica e l’approfondimento delle personalità dei protagonisti (il bel Glauco, il perfido sacerdote Arbace, l’infelice Nidia) fù, per l’epoca, un esempio di cinema d’avanguardia che si sposa, quindi, bene con due spericolati sperimentatori come i quarantunenni Collignon e De Leo, avventurosi cantanti, compositori e performer (il francese è anche trombettista).

«Sono contento di lavorare con Collignon con cui ho già collaborato in un festival a Roma.- ha confessato, prima della proiezione, De Leo- Fu un incontro “esplosivo”, e, quindi, credo non sia un caso che ci abbiano chiamati a commentare un film che finisce con l’eruzione del Vesuvio, evento che innesca tanti ricordi recenti. E’ la prima volta che mi confronto col cinema muto e ritengo che questo, lasciando spazio all’immaginazione, riesca a stimolare particolarmente le funzioni cerebrali. Gli apporti di noi due e dell’orchestra moltiplicheranno quell’effetto sorpresa che cerco di suscitare con la voce.» La musicazione si è articolata in parti orchestrali strutturate ed “eventi musicali filmici” nei quali i solisti hanno interagito con l’orchestra diretta da Edoardo Rosadini e improvvisato.

«L’improvvisazione è la cosa che mi spaventa meno», aveva chiosato De Leo, che, dopo gli splendori pop coi “Quintorigo” (con cui ha partecipato a due Festival di San Remo), ha iniziato una carriera solista caratterizzata da cd come il bellissimo “Vago Svanendo” del 2008 e un vortice di esperienze musicali, teatrali e cinematografiche. «Anche in musica l’importante è vagare senza pensare alla meta.- ha spiegato- Credo che la musica pop abbia fatto il suo tempo, fortunatamente capito sempre più spesso in situazioni in cui posso spingere l’acceleratore verso quella commistione tra varie musiche che, oggi come oggi, è naturale visto che esistono tutte contemporaneamente.»