Il canto libero di YANNIS RITSOS E MIKIS THEODORAKIS

Due che si sono conosciuti in un campo di concentramento non possono che apprezzare, più di chiunque altro, valori come amicizia e libertà. Se, poi, i due in questione sono un poeta come Yannis Ritsos e un musicista come Mikis Theodorakis (che il 29 luglio compie 86 anni) quando, com’è successo, questi valori li hanno cantati, lo hanno fatto come nessuno mai.

I due artisti greci si conobbero, infatti, durante la guerra civile greca (che si protrasse tra il 1946 e 1949), quando furono rinchiusi, come “ribelli”, nel famigerato campo di concentramento sull’isola di Macrònissos. Esperienza terribile, che, purtroppo, si ripetè (questa volta separatamente) dopo il colpo di stato dei colonnelli del 1967.Theodorakis, dopo pochi mesi passati in clandestinità, venne condotto nel carcere di Avèroff e, poi, di Korìdallos, mattatoi di molti suoi compagni di lotta, come Andreas Lentakis. La notorietà internazionale, acquisita nel 1964 con la colonna sonora di “Zorba il Greco”, gli risparmiò la vita: venne confinato agli arresti domiciliari, sottoposto a intimidazioni che coinvolsero la famiglia e la sua musica proibita. Una campagna di pressione internazionale ne reclamò la liberazione, che, però, arrivò solo nel 1970, dopo un altro periodo di carcere a Oropòs e ripetuti ricoveri in ospedali per i continui scioperi della fame ad oltranza.

Ritsos, prigioniero nel carcere-lager dell’isola di Leros, continuò a scrivere, più o meno clandestinamente, sfruttando un’abilità grafica, da amanuense bizantino, che gli permetteva di concentrare lunghi testi in poche righe. In questo modo scrisse anche alcune delle “18 canzonette per la patria amara” nelle quali il popolo greco immediatamente si riconobbe. Soprattutto dopo che Theodorakis le musicò e pubblicò, nel 1973, in un disco interpretato dal cantante Yorgos Dalaras. Si trattò di un vero e proprio “nuovo battesimo”, come recita l’omonima poesia, per ”parole povere battezzate nella tristezza e nel pianto 
che mettono ali e volano come uccelli e gorgheggiano. E quella parola nascosta, la parola libertà invece di ali mette fuori spade e fende i venti”.

Non è, quindi, un caso che la più famosa di quelle canzoni, “Popolo”, sia stata intonata durante le recenti manifestazioni popolari di protesta contro le misure di austerità varate dal governo greco per far fronte alla crisi economica. “Piccolo popolo, che combatte senza spade né pallottole per il pane di tutto il mondo, la luce e il canto: sotto la lingua trattiene i lamenti e gli evviva, ma come si mette a cantarli si fendono le pietre”.