ELIO E LE STORIE TESE: una band al 100% contro il logorio della stupidità moderna

Ci sarà pure un motivo se nel gennaio di quest’anno un sondaggio del sito “Rockol” ha eletto Elio e le Storie Tese miglior artista italiano del decennio 2001-2010. I motivi, in realtà, sono più di uno: il beffardo sarcasmo dei loro testi, la coinvolgente presenza scenica del leader ma, anche e soprattutto, una grande sostanza musicale. «Quelli che ci ascoltano– ha spiegato il bassista Nicola “Faso” Fasanisi dividono in un gruppetto di persone superficiali per i quali siamo quelli che fanno ridere e quelli che, invece, hanno capito che siamo una band al 100%. Uno dei nostri modelli, Frank Zappa, diceva che per far passare la musica evoluta bisogna infarcirla di parolacce ed argomenti assurdi, in modo che la gente non se ne accorga e l’ascolti. E’ un po’ quello che facciamo noi

Se ne è avuta un’ulteriore dimostrazione la sera del 23 luglio, in occasione del concerto che Elio e le Storie Tese hanno tenuto al Teatro Romano per “Aosta Classica”. Già il vederli in pittoresche vesti, con Elio travestito da marajà e Mangoni da Zeus che scagliava saette, ha fatto ingoiare al pubblico una lunga introduzione strumentale e la complicatissima “Pagano” con tanto di citazione di “Jesus Christ Superstar” («l’avevano già cantata in questo teatro duemila anni fa. In latino, però», ha chiosato Elio). Con Faso e la corista di lusso Paola Folli, sul palco c’erano il chitarrista Davide “Cesareo” Civaschi, il batterista Christian Meyer, i tastieristi Sergio Conforti alias “Rocco Tanica” e Antonello “Jantoman” Aguzzi e, naturalmente, il cantante e flautista Stefano Belisari in arte Elio.

A contendere a quest’ultimo il ruolo di protagonista è stato, come al solito, Mangoni, il membro non ufficiale del gruppo, che, come Elio ha più volte sottolineato, è reduce dal successo alle ultime elezioni comunali di Milano, dove ha ottenuto 1068 voti presentandosi nella lista “Federazione della Sinistra” come “Luca Mangoni detto Supergiovane“. «Le spiegazioni- aveva spiegato prima del concerto Faso- possono essere due: la gente l’ha votato perché nei nostri spettacoli fa ridere o perché è un architetto che da anni si confronta con competenza col mondo dell’edilizia di Milano. A mancare in Italia non sono le persone eleganti e di bello aspetto, ma quelle serie e competenti che sappiano fare il proprio lavoroUna situazione, questa, che da trent’anni permette al gruppo di far ridere mettendo in risalto gli aspetti tristemente comici del nostro paese. Con vette di notorietà come “La terra dei cachi”, presentata al Festival di Sanremo del 1996, e la recente partecipazione alla trasmissione “Parla con me”, dove, con caustiche parodie di celebri motivi, hanno fotografato l’attuale teatrino politico. Passando dai problemi del nucleare (“sai che il nucleare è una stronzata atomica… vaffanculo al plutonio… stoccatelo tu”, sulle note dei Beatles) alle elezioni comunali (“Ballo ballottaggio da capogiro”, sulle note della Carrà). Gli effetti più esilaranti li hanno, naturalmente, raggiunti con Berlusconi e canzoni come “Ruby Baby”, “Regime di cuori”, “Orgia on my mind” e la celebre “Bunga bunga/Waka Waka” (“Bunga bunga con Lele. Bunga bunga con Fede. Se non stai attento vai in galera per colpa dell’Africa”). «Siamo finiti sul “New York Times”– racconta Faso- e un giornale tedesco ci ha intervistati incuriosito da questi musicisti di mezza età che fanno canzoni ispirate a quella specie di cabaret legalizzato che è la scena politica italiana, che, ormai, fornisce così tanti argomenti che non ti devi neanche sforzare troppo di inventare cose.»

Bunga Bunga” (inserita in un medley ballereccio con Mangoni con la maschera di Berlusconi) si è ascoltata anche ad Aosta insieme a cavalli di battaglia come “Il vitello dai piedi di balsa”(«ispirato ad una storia vera successa nei boschi di quella montagna lì di fronte, che non mi ricordo come si chiama ma è quella lì»),El pube”, “Servi della gleba” (dove la frase originale “mi è entrata una bruschetta nell’occhio” è diventata “mi è entrata una statuetta del Duomo in bocca”),“Born to be Abramo” e “Parco Sempione” (dedicata agli speculatori edilizi). Al termine di quasi due ore di spettacolo sorprendenti (anche perchè Elio voleva finirla lì dopo la prima canzone, preferendo la qualità alla quantità) Il coro di “forza Panino!” (citazione del finale di “Tapparella”) del pubblico, ha introdotto i bis con una spettacolare versione di “Il Rock and Roll”, in cui il re Mangoni viene sodomizzato e preso a calci da Elio, il leader della «più grande rock band italiana», e, naturalmente, la conclusiva “Tapparella”.