Ad Aosta ZUCCHERO “accende il diavolo” in 5000 spettatori

Ha cantato dappertutto: da Woodstock alla Sala Nervi in Vaticano, dal Cremlino ai 2.000 metri di Plan de Corones, sopra Brunico. Mai, però, Adelmo “Zucchero” Fornaciari si era esibito in una arena che abitualmente ospita i combattimenti tra mucche. E’ avvenuto il 5 luglio, in occasione del concerto che il cinquantacinquenne cantautore di Roncocesi ha tenuto in un’arena Croix Noire colma di 5000 spettatori per l‘unica data nel Nord Ovest italiano del suo “Chocabeck Tour 2011” (organizzata da F&PGroup e Opere Buffe e finanziata dagli assessorati comunale e regionale al Turismo). «Non lo sapevo.- ha detto, sorpreso, Zucchero, quando l’ha saputo- Beh mi fa strano, non ho mai sentito di questa usanza. Io amo molto gli animali e a questo punto, spero, almeno, che non si facciano male… Ma poi il latte lo fanno buono lo stesso?»

In mezzo al prato dell’arena era stato montato un palco di 30 metri di fronte per 18 di profondità e alto come un palazzo di 7 piani sul quale, alle 21.30, Zucchero è uscito, seduto su un trono, da una valigia-forziere spalancatasi come la bocca di una balena. «E’ la vecchia valigia di cartone chiusa con lo spago che usavano i miei.– aveva spiegato- Idealmente contiene tutta la mia vita, i miei ricordi, le mie radici. La poltrona, invece, di solito è a casa mia, quindi sul palco mi sento come a casa.» Aria familiare ispiravano anche le campane luminose appese in alto ad evocare “il suono della domenica” che caratterizzava i paesi dove “fioriva il buono”, che “Chocabeck” ha voluto ricreare fin dal titolo (è un’espressione onomatopeica che allude al rumore che fanno gli animali col becco vuoto. “Presto arriveranno i chocabeck”, diceva il padre al giovanissimo Adelmo per indorare la pillola del magro pasto). «Il messaggio– ha continuato Zucchero- è che, in un’epoca di villaggio globale, non scordare le proprie origini e vivere il più possibile in armonia risolverebbe tanti problemi. Anche il cd è pieno di armonia, e cosparso di speranza e positività.»

Sono stati proprio i brani di Chocabeck” ad aprire la scaletta: dall’iniziale “Un soffio caldo”,scritta con Guccini, a “Spicinfrin boy”, dedicata a nonna Diamante per la quale questo “ragazzino carino ma turbolento” (questo il significato reggiano di “spicinfrin”) aveva già scritto, con De Gregori, una delle sue più belle canzoni. «Glielo dovevo.- ha ammesso- Mentre i miei genitori andavano a lavorare nei campi, è stata lei che, praticamente, mi ha cresciuto trasmettendomi i suoi valori.» E’ seguita la sequenza mozzafiato dei suoi evergreen che si conclusa con il duetto virtuale con Luciano Pavarotti in “Miserere”. L’amico che non gli ha «mai fatto sentire il peso di essere una montagna», intrecciando la sua educatissima voce con la sua, che Bono ha invece definito “come un whisky stagionato”. Com’è diventata così?, abbiamo chiesto. «Bevendo whisky, ovviamente. No, scherzo, non bevo superalcolici e ne approfitto per invitare i giovani a non bere. Un pochino di vino ai pasti, ma non oltre perché fa male. La mia voce è così di natura.» Alle spalle di Zucchero c’era una band composta da Polo Jones (basso), David Sancious (tastiere), Kat Dyson (chitarre + backing vocals), Mario Schilirò (chitarre), Adriano Molinari (batteria), James Thompson, Massimo Greco e Beppe Caruso (fiati), Luca Campioni (violino), Simone Rossetti Bazzaro (viola) e Enrico Guerzoni (violoncello). Una gioiosa ed oliatissima macchina da musica che attenua di molto il suo proverbiale panico da palcoscenico. «Non lo definirei panico.- ha precisato Zucchero- Certo ogni volta soffro perché è un’avventura, ma quando hai un pubblico come il mio davanti diventa tutto molto facile.» Dopo un inizio pacato, gli spettatori hanno, infatti, cominciano a scatenarsi con “Vedo nero”, il più recente dei suoi tanti pezzi che “accendono un diavolo in me”, come ha cantato alla Croix Noire indossando una maschera satanica: da “Baila” a “Solo una sana e consapevole libidine”, da “Il mare impetuoso al tramonto” a “Per colpa di chi?” che ha concluso la sequenza di bis lanciata dal cartello “ne volete ancora?”. Chiusa la valigia, Zucchero è scappato a mangiare e rilassarsi al “Bataclan” di Piazza Arco d’Augusto.