“Déjà bu”, il concept album sull’alcool di Carlo ENRIETTI

Da “La società dei magnaccioni” ad “Amico whisky”, da “Fegato spappolato” a “John Barleycorn” (che, in un celebre motivo popolare inglese, personifica birra e whisky) l’alcool è sempre stato tra i temi preferiti delle canzoni. Al punto che una ricerca dell’Università di Pittsburgh ha quantificato che nel 2009 un terzo delle canzoni pop americane trattavano di alcool e altre droghe. E’, però, la prima volta che, grazie al valdostano Carlo Enrietti, l’alcool è protagonista di un intero concept-album, significativamente intitolato “Déjà bu”, che il 9 giugno è stato presentato con un miniconcerto (con il percussionista Guido Gressani) alla libreria A la page” di Aosta. «Che senso ha la moderazione nei confronti di una droga pesante?– si è chiesto il sessantenne cantautore- Nel cd prendo posizione con ironia sul problema del consumo responsabile di alcol, esorcizzandone, nello stesso tempo, il mio.» 

Enrietti ha, così, approfondito aspetti psico-sociologici finora musicalmente poco indagati dell’alcool: dall’evocazione, nella title-track, della “memoria del vino” (“Chiudo gli occhi e mi sento come un senso di…déjà bu!”) alle ripercussioni che le “pazze papille” hanno sul sociale. Eccolo, quindi, cantare dell’alcool come valvola di sfogo del mal di vivere in “Una persona per bere”, “Adagio contabile” e “Mamma, io da grande faccio l’alcolista” (“Sempre così assediato posso sembrare schivo, ma l’unico mio rito è ormai l’aperitivo”). O, peggio, come causa di violenza familiare (“Appena conosciuti il bere era l’unione- canta nel rock “Mah…Tilde”- Col tempo e con i figli tu quel vizio l’hai perso, lui invece continua e troppo spesso è un po’ sverso”) e di incidenti stradali (“la voglia di far ciò che vuoi mi ha cambiato tutto in un Bang!”, canta in “Bang”). “Déjà bu”, registrato negli studi Audio Musica Recordings con Andrea Dugros e vari ospiti, conferma l’eclettismo musicale di Enrietti, sia dal punto di vista compositivo che esecutivo (oltre a cantare vi suona chitarre, tastiere, basso, mandolino, armonica, flauto e kalimba). Qualità già messe in mostra nei precedenti cd “Quarantannisuonati” (del 1997) e “In perfetto ritardo” (del 2008), frutti maturi di una storia musicale che affonda le radici negli anni ’60, quando fu uno dei protagonisti del “Fontina rock”. «Per me– conclude- anche la musica è, come l’alcool, una droga pesante, che, però, inebria senza, per fortuna, lasciare il mal di testa.» La presentazione del cd è stata l’occasione per rilanciare la sua campagna per la riduzione dell’I.V.A al 4% sui supporti musicali contraddistinta dal logo “L’oca giù l’I.V.A.”