Etnico ma non troppo, HEVIA al Palais Saint-Vincent

Il successo planetario val bene una messa … a punto della gaita, la cornamusa asturiana cugina di quella scozzese e della piva appenninica. «L’idea– spiega José Angel Hevia Velasco è nata nel tentativo di ampliarne le possibilità espressive e, soprattutto, evitare le proteste dei vicini di casa di quelli che studiavano la cornamusa. Da un’equipe composta da me e due tecnici è nata, nel 1998, la gaita MIDI.» I 3 milioni di copie del Cd “No man’s land” e il tormentone di “Busindre reel” diedero subito ragione al quarantaquattrenne gaitero asturiano che il 3 giugno si è esibito al Palais Saint-Vincent per il concerto inaugurale della rassegna “Ethnika Saint-Vincent 2011”. Fino ad allora Hevia era stato sì un ottimo suonatore di musica tradizionale asturiana, ma, anche, la disperazione della madre. «A quei tempi- ricorda nel suo “itaniolo”, misto tra italiano e spagnolo- suonare la gaita nelle Asturie era associato alle feste degli ubriaconi di campagna dediti alla mescita del sidro. Mia madre ha pianto la prima volta che mi ha visto suonare in pubblico.» Le infinite soluzioni timbriche spalancatesi con la gaita MIDI gli hanno permesso di mescolare le tradizioni celtiche di Galizia ed Asturie con quelle scoto-irlandesi, aggiungendovi sapori new age e condendo il tutto con accattivanti aromi pop. “Etnico ma non troppo”, come il titolo del terzo dei quattro cd pubblicati finora. «”Businde reel” è nato una sera mentre improvvisavo, in un Festival celtico francese, con alcuni suonatori di cornamusa europei e percussionisti africani. Non so cosa sia scattato, ma la musica è arrivata alla gente di molti paesi». A tal punto che è, addirittura, citato in un’espressione entrata nel gergo romanesco: “Te gonfio cos’ì tanto che si te pija Hevia cò te ce sona pe artri tre Cd”. A Saint-Vincent Hevia si è esibito in trio con la sorella Maria Josè alle percussioni e Josué Santos al pianoforte, mostrando anche il suo “Otro Lado”, quello meno plastificato ed omologato, che lo vede esprimersi con sensibilità e gusto al flauto ed alla gaita acustica in tenere canzoni d’amore e festose danze tradizionali come la jota e la muiñeira (una specie di tarantella). Hevia si era già esibito in Valle il 7 luglio 2002 nel concerto di chiusura diCeltica”, tenuto nel Parco del Castello del Baron Gamba di Chatillon, che fu aperto dalle valdostane “LusMor”. Questa volta ha, invece, fatto da padrino alla presentazione della 15ª edizione di Celtica, ma anche a The Sidh”, il duo che ha aperto il concerto formato dal flautista e bagpiper di origini scozzesi Iain Alexander Marr e dal valdostano Federico Melato, percussionista, pianista e compositore. E’ auspicabile, a questo punto, che porti a “The Sidh” la stessa fortuna che ha arriso alle LusMor che sono arrivate, uniche non suddite della Regina Elisabetta, a far parte del cast del musical “Lord of the Dance”.  Le premesse ci sono tutte, lo conferma quanto Hevia ha detto dopo aver seguito la loro esibizione: «Sono 30 anni che suono, e, ascoltando Iain e Federico questa sera, mi sono detto: ecco il futuro finalmente è arrivato!»