ARTE (23) Le foto dei “VANDALI” di casa nostra presentate da STELLA e RIZZO al Salone del libro di Torino

Chiediamo perdono alla memoria dei Vandali, per l’opinione comune che li calunnia: Roma e l’Italia sono state distrutte dai romani e dagli italiani. I vandali che ci interessano sono quei nostri contemporanei, i quali, per avidità di denaro, per ignoranza, volgarità d’animo o semplice bastialità, vanno riducendo in polvere le testimonianze del nostro passato…Le meraviglie artistiche e naturali del “Paese dell’arte” e del “giardino d’Europa” gemono sotto le zanne di questi ossessi.” Partendo da quanto Antonio Cederna aveva scritto nel libro “I vandali in casa”, i giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo hanno scritto “Vandali-L’assalto alle bellezze d’Italia”, impietosa fotografia di “questo nostro popolo di cialtroni che non vedono al di là del proprio naso”, come lo definì Indro Montanelli, sempre pronto a “dare sfogo all’unica sua vera vocazione: l’autodistruzione.” “Fotografia” che non ha, però, fotografie. Una carenza alla quale Stella e Rizzo hanno sopperito il 15 maggio scorso nel corso della presentazione di “Vandali” al Salone del libro di Torino. La ricchissima documentazione mostrata non ha bisogno e lascia senza parole.                                                     

«E questa è la famosa moquette degli antichi romani…», ride il custode. E si piega per strappare dei lembi di stoffa che coprono le pietre della stradina che porta alla stupenda Casa di Marco Lucrezio Frontone…L’acciotolato del vicolo è stato coperto da uno strato di panno bianco ormai marcito sopra il quale è stato buttato uno strato di ghiaia lavica. Come mai? «Doveva venire in visita Berlusconi (che poi manco è venuto) e volevano portarlo anche qui. Forse pensavano che la strada fosse un po’ sconnessa…Magari temevano che si slogasse una caviglia posando male i tacchi.» 

Un teppista, un bel giorno di primavera, si è portato da casa non una bomboletta spray ma un martello pneumatico con gruppo elettrogeno, ha scelto tra i resti archeologici il tronco di una splendida colonna e col trapano ha scritto: ”Bertolino Francesco, 25 4 2010”.  Che si sappia che non è mai stato arrestato.