A un passo da ELISA al Palais-Saint-Vincent

A un passo dal possibile. A un passo da Elisa. Quel passo, la sera del 24 marzo, Manuele Amateis, impiegato comunale aostano, l’ha fatto. E, avvicinatosi al palco del Palais Saint-Vincent, ha chiesto alla musicista di Monfalcone di cantare, come bis, “Eppure sentire (un senso di te)”, la canzone che inizia con le parole “a un passo dal possibile, a un passo da te. Paura di decidere, paura di me.” Quella che, inserita nella colonna sonora di “Manuale d’amore 2”, tanta importanza ha avuto nella storia di Manuele con Francesca Russo, la bancaria con cui si sposerà a dicembre. Il bello è che Elisa gliel’ha cantata, con tanto di dedica. Anche se non era nella scaletta dell’”Ivy Tour” che giovedì, grazie al Casinò di Saint-Vincent e “Opere Buffe”, ha toccato la Valle. Ha dovuto, quindi, mandare qualcuno a cercare le parole, improvvisando, nell’attesa, uno spiritual a cappella col pubblico. A quel punto, con la gente in piedi sotto il palco, Elisa non voleva più andare via. «Adesso facciamo un altro concerto.- ha gridato raggiante- Bisogna, però, dire al sindaco di Saint-Vincent che le sedie non vanno bene. Bisogna toglierle perché ammosciano. Adesso vi faccio la canzone della buonanotte, anche se avete dormito tutto il primo tempo. Sarà un problema d’altitudine, ma abbiamo capito questo: a Saint-Vincent le sedie non vanno bene.» Si riferiva alle difficoltà incontrate nel far decollare un concerto acustico che, avvalendosi di filmati che scorrevano su un maxischermo alle sue spalle, voleva evocare gli elementi naturali. Solo che la prima parte, più meditativa, più che l’acqua ha evocato il ghiaccio, con una platea che, nonostante l’impegno di Elisa e della sua band, si è mostrata freddina. Diverso il discorso dopo l’intervallo, quando la parte, più ritmica, dedicata al fuoco è riuscita a “sciogliere” gli spettatori, schiodandoli dalle famigerate poltrone. L’entusiasmo è cresciuto anche grazie all’ingresso del coro valdostano “Canto Leggero”, diretto da Luigina Stevenin, che in sette pezzi ha affiancato la band guidata dal bassista Max Gelsi e dal chitarrista, nonché marito di Elisa, Andrea Rigonat. Tra questi ”Qualcosa che non c’è”, l’intensa “Rainbow” e due cover: l’omaggio a Mia Martini con “Almeno tu nell’universo” e “Cuore Amore“ degli Üstmamò. «I contatti con Elisa– ha raccontato la Stevenin- si sono ridotti all’ora e mezzo di prove che abbiamo fatto nel pomeriggio. Per fortuna ci eravamo preparati bene grazie ad uno stage di tre giorni,già programmato in Valle di Gressoney, in cui abbiamo lavorato sulle basi che ci avevano mandato un mese fa.» “Gasatissimi”, naturalmente, i 29 ragazzi: dalla più piccola, Annalisa di otto anni, ad una “fuori quota” di lusso come la pianista Barbara Grimod. «Non tutti conoscevamo Elisa– ha confessato la piccola Giulia- ma sentendola così da vicino ci ha emozionati, e adesso siamo diventati tutti suoi fans