La forza della dolcezza di ELISA al Palais Saint-Vincent

E’ l’acqua l’elemento che accomuna il concerto che la trentatreenne Elisa Toffoli, in arte Elisa, ha dato il 7 settembre scorso ad Aosta, per la Festa della Valle d’Aosta, e quello tenuto il 24 marzo al Palais Saint-Vincent. A settembre fu un’insistente pioggia ad inzuppare le migliaia di spettatori che, nonostante tutto, si ammassarono in Piazza Chanoux. Al Palais l’acqua è, invece, stata protagonista delle immagini che scorrevano su un maxischermo alle sue spalle. «Saranno proiettati filmati con tante immagini di natura– aveva annunciato telefonicamente – che cercheranno di trasportare gli spettatori in una dimensione naturale, strappandoli dal contesto contaminato in cui ormai si vive.» L’impulso decisivo lo ha, in ogni caso, dato la voce e la musica di

Elisa che, come canta in “Qualcosa che non c’è”, ha deciso di fare questo mestiere per far “sognare il mondo con la musica”. Nel suo ultimo cd “Ivy” e nel tour partito il 4 marzo ci riesce particolarmente bene grazie alla dimensione acustica con cui ha rivestito alcuni inediti e i successi di una carriera quindicennale. «Ho semplicemente cercato di creare qualcosa che abbia una grande armonia e riesca a sprigionare la forza insita nella dolcezza, che, poi, è quella delle emozioni che dà la natura. Anche se può sembrare il contrario, non sento termini “forza” e “dolcezza” così lontani tra loro.» E’ legato a questa forza il potere quasi terapeutico che riconosci alla musica nel tuo ultimo successo “Nostalgia”, in cui canti di una canzone che faccia “dimenticare occhi rossi e stupidi alibi”? «Sì, a volte riesce a trasformare ciò che è brutto e doloroso in qualcosa di migliore. Nel brano mi riferisco ai tanti amici che ho perso a causa della droga, durante un periodo, come la giovinezza, in cui si è sicuri di non vedere la fine.» Sul palco del Palais, accanto al suo abituale gruppo formato da Andrea Rigonat (chitarra),Max Gelsi (basso), Andrea Fontana (batteria), Gianluca Ballarin (tastiere) e Simone Bertolotti (tastiere e chitarra acustica), è salito il coro valdostano “Canto Leggero” diretto da Luigina Stevenin. «E’ stato selezionato dal mio amico Denis Monte che ha diretto il coro di voci bianche presente in “Ivy”.– ha spiegato l’artista friulana- Tutto è nato nel 2010 per un concerto benefico, a Roma, per i bambini dell’ospedale “Bambin Gesù”. In quell’occasione ci siamo messi ad arrangiare con lui un bel po’ di mie canzoni e il risultato è piaciuto così tanto alla mia casa discografica che ci ha chiesto di registrare un cd. Il mondo dei bambini mi è sempre interessato, ma sicuramente dopo la maternità sono molto più attenta.» Oltre che cantante, in questo tour Elisa si dimostra sempre più strumentista, passando dalla chitarra all’harmonium, dal flauto al pianoforte. «L’unico strumento che suono bene è il pianoforte, con gli altri accompagno il canto per farlo arrivare meglio, creando quelle immagini che sempre più sono una cosa sola con la mia musica. Uso molto l’harmonium perché è simile alla voce umana. Mi da un’impressione di fragilità e mi piace molto il suo polmone interno a cui dare respiro