Le canzoni piene di atmosfere e sorprese di FEDERICO SIRIANNI

Sirianni (By Gaetano Lo Presti) IMG_0319

In mezzo all’imperversare di cover band, spunta, come un fiore nel deserto, la rassegna “FolkStudio ‘11” che, all’Espace Populaire di Aosta, si propone di valorizzare la canzone d’autore e, più in generale, la musica popolare. Non a caso ad organizzarla sono gli “Iubal Kollettivo Musicale”, gruppo valdostano distintosi in questo campo per creatività e coraggio. La rassegna si articola in cinque appuntamenti che si susseguiranno, una volta al mese, fino a maggio. Si è cominciato il 29 gennaio con il cantautore Federico Sirianni e la “Piccola Orchestra Espresso Atlantico” formata da Andrea Gattico (piano e voce), Mayumi Suzuki (violino), Marco Piccirillo (contrabbasso) e Vito Miccolis (percussioni e voce). «E’ un’ “orchestra da viaggio”– ha spiegato Sirianni- nel senso che propone suoi arrangiamenti di musiche del mondo, senza confini di spazio e tempo. Anche le mie canzoni sono state arrangiate in questo stile.» Il quarantaduenne genovese vanta due cd e riconoscimenti nei premi che contano (Tenco 1993, Recanati 2004 e Bindi 2006) che mostrano come conosca bene la virtù magica dello scrivere canzoni che sanno arrivare al pubblico. «E’ un periodo difficile per i cantautori. – ha confessato- Raccontando delle cose, abbiamo la necessità di essere ascoltati, e, invece, la soglia di attenzione del pubblico è bassissima ed ha i tempi rapidissimi della televisione. E’ una situazione iniziata una ventina di anni fa, e decisa a tavolino dall’alto, che rende difficilissimo andare oltre il semplice intrattenimento. Dobbiamo, quindi, sforzarci di rendere interessanti le cose che scriviamo, inserendole in spettacoli pieni di atmosfere musicali e sorprese. In questo mi ha aiutato l’avere iniziato con il teatro.» Pieno di atmosfere e sorprese è stato anche lo spettacolo aostano, complice un’orchestra guidata dall’estroso ammiraglio Andrea Gattico, con tanto di alamari, fascia azzurra e cappello, che ha guidato la sua ciurma attraverso perigliose rotte che partendo dall’America latina di No hay problema” sono giunte alla lontana Russia e all’estremo Oriente. Con l’esotica Mayumi a passare da un genere all’altro con lo stesso equilibrismo mostrato per stare sugli alti tacchi delle sue scarpe zebrate, il muscolare Vito Miccolis a “scaldare i bicipiti tatuati su cajon e bongos” e Marco Piccirillo a tenere insieme a tutto ciò. In scaletta anche due cover d’autore- “Il giudice” di De Andrè  (dedicata al ministro Brunetta) e “Cosa sono le nuvole” di Modugno e Pasolini- a confermare il filo che lega Sirianni alla canzone d’autore italiana più nobile. «In realtà non sono mai stato un grandissimo ascoltatore di cantautori italiani perché sono cresciuto con Bob Dylan e Tom Waits. E questo nonostante sia genovese e sia cresciuto sentendo suonare a casa mia Fabrizio De Andrè, che era molto amico di mio padre con cui scriveva i testi per la “Baistrocchi”, una compagnia goliardica genovese. Forse perché così familiare, l’ho amato solo più tardi. L’attenzione allo scrivere in italiano la devo, piuttosto, ad un altro cantautore genovese, Max Manfredi.» Di suo ad Aosta Sirianni ha snocciolato splendide canzoni tratte soprattutto dal suo ultimo cd  “Dal basso dei cieli”, ma anche qualche notevole anticipazione (da “La neve nel bicchiere” a “La stanza cinese”) del nuovo cd che, probabilmente, pubblicherà a settembre «Si dovrebbe intitolare “Santeria” perché si muove sul tema della preghiera, non solo religiosa: in tutte le canzoni c’è la necessità di pregare perché accada qualcosa o cambino certe situazioni