Francesco BACCINI: se vai controvento ti fanno sparire

Tra le tante analogie “da pelle d’oca” che hanno portato alla realizzazione del concerto teatrale Baccini Canta Tenco”, c’è anche quella, non trascurabile, che i due cantautori sono accomunati dall’essere degli uomini liberi. Inevitabilmente si sono, quindi, scontrati con la società dello spettacolo, con conseguenze che, nel caso di Luigi Tenco, hanno portato all’oscuro suicidio, nella notte del 26 gennaio 1967, “come atto di protesta” contro un sistema che, per guadagnarci il più possibile, più che la qualità tende a privilegiare quella che Francesco Baccini chiama “spazzatura sonora”. «Il potere non ama la creatività perché non vuole che la gente pensi– afferma Baccini- per cui bisogna fare canzoni che non facciano pensare. E’ mai possibile che, in un momento come questo, non si senta una canzone che affronti un tema sociale? Quando si parla di dittatura mediale, poi, non si parla mai dei network radiofonici che hanno massacrato le orecchie di almeno due generazioni facendo passare della spazzatura sonora soltanto perché ci guadagnano sopra. Una volta la radio era al servizio della musica, oggi è la musica che è al servizio della radio. Per passare devi pagare il pizzo e rispettare certi crismi. Oggi uno potrebbe anche incidere “Imagine” che non te la passerebbero con la scusa che, non essendoci la batteria, non è radiofonica.» Così come Tenco è stato radiato dalla Rai per due anni dopo aver inciso “Cara Maestra”, Baccini lo è stato per cinque per il cd “Nomi e Cognomi” che conteneva canzoni su Andreotti e Renato Curcio. «Io vado controvento da 20 anni– continua Baccini- e da quel cd in poi il mio nome è nella lista nera. Non contento, due anni dopo feci un pezzo contro la televisione, “Sono stufo di vedere quelle facce alla tivvù,” per il quale il Tg 5 mi criticò con un lungo servizio. Fino a qualche anno fa ti censuravano, ora, invece, ti fanno sparire. Se sei un rompipalle il tuo disco non passa in radio, tu non vai in tv e la gente non lo sa. Era un meccanismo che stava colpendo anche De Andrè. Non passava in radio, non andava in tv e le nuove generazioni cominciavano a non conoscerlo. Per cui durante l’ultimo tour di “Anime salve” mi telefonava incazzato perché era costretto ad annullare dei concerti per bassa prevendita. Poi è morto e, per la gioia dell’industria discografica, è tornato in auge.»