FABIO “Dandy Bestia” TESTONI: la mente musicale degli SKIANTOS

Dandy & Bitto

Ci sono artisti che, trovandosi nel posto giusto al momento giusto, hanno la capacità di interpretare i tempi meglio di tanti storici o sociologi. E’ il caso degli “Skiantos”, il cui rock demenziale è considerato il simbolo del Settantasette bolognese, un movimento che introdusse nella lotta politica la ricerca di nuovi linguaggi. Se i testi sono sempre stati opera di Roberto “Freak” Antoni, la mente musicale del gruppo è il chitarrista Fabio “Dandy Bestia” Testoni, che da oggi a venerdì si esibisce all’American Bar di Courmayeur per “A.Live”, una rassegna che, fino ad aprile, vuole intrattenere, dal mercoledì al venerdì di ogni settimana, i turisti nell’orario del dopo sci (dalle 17 alle 21). Inizia proprio la coppia formata da Testoni e Stefano “Bitto” Bittelli con “Oldies but Goldies”, una compilation di pezzi storici del rock che privilegerà la comune passione per i Beatles. «Per andare a vedere il loro concerto di Milano, il 26 giugno 1965 scappai di casa.- ricorda il cinquantottenne chitarrista- E’ il concerto che mi è rimasto più impresso anche per i due ceffoni che, al ritorno, mi diede mio padre. Fu quel giorno che decisi di fare questo mestiere. Nella musica degli “Skiantos” li ho messi dappertutto e alcune volte li ho spudoratamente copiati.» Cosa ricordi dell’avventura con gli “Skiantos”, coi quali, come dite, sei “partito dalle cantine per arrivare alle fogne”? «Siamo stati la prima band che ha avuto il coraggio di proporre in Italia il rock duro. I bicordi di chitarra distorta li abbiamo introdotti noi. Siamo nati in un periodo di grande creatività e penso che abbiamo rappresentato bene quello che stava succedendo, capendo che l’unica e vera arma di lotta possibile era l’ironia.» Lo dimostra la canzone-manifesto “Largo all’avanguardia”, al cui incipit (“largo all’avanguardia pubblico di merda, tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria Sono proprio tutti tonti vivon tutti sopra i monti”) Testoni ha contribuito. «Non è un caso-racconta- che nel documentario “La febbre del fare: quando Bologna era la rossa”, storia della sinistra bolognese, e quindi italiana, dal 1945 al 1980, il 1977 è identificato con la morte di Francesco Lorusso e la nostra musica.» A cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta Testoni, uscito dagli “Skiantos”, inanellò una serie di esperienze coi protagonisti della musica italiana: da Ron a Lucio Dalla, a un’insospettabile Orietta Berti. «S‘è visto di peggio, visto che oggi c’è gente che suona con Fabri Fibra. Il primo che si fece vivo, in realtà, fu Vasco Rossi che doveva sostituire Massimino Riva. Abbiamo fatto un pomeriggio di prove al Punto Club di Vignola. La parte musicale piacque, molto meno, invece, il mio atteggiamento, anche perché mi presentai un po’ alticcio. L’avventura finì quando dissi a Vasco: ma perché ci metti quest’accordo che è bruttissimo, cambialo. Lui, invece, cambiò me.»