Remembering JIMI (HENDRIX) con il fratello LEON ed il clone RANDY HANSEN

«Mi frutterà più da morto che da vivo.» A dirlo a caldo dopo la morte di Jimi Hendrix fu, sembra, Mike Jeffrey, il suo ultimo manager, intuendo come il potenziale commerciale di un mito morto sia superiore a quello di un genio in attività. La retorica che ne sta edulcorando il quarantennale della morte, tende, infatti, a dimenticare che, quando il 18 settembre 1970 morì, il rapporto col grande pubblico del più grande chitarrista elettrico di sempre non era buono. Troppo faticoso stare dietro ai suoi sbalzi da abuso di droghe. Ancor più seguirne la crescente visionarietà della musica. Si spiegano, così, i fischi che il 6 settembre lo avevano sommerso nel suo ultimo concerto, a Fehmarn, in Germania. Meglio, molto meglio, allora, cristalizzarne il ricordo in una valanga di dischi postumi che rischiare di deludere i milioni di fans folgorati dall’Hendrix dei quattro dischipubblicati da vivo, che, tra il 1967 ed il 1970, cambiarono il corso della chitarra elettrica e della musica. Ricordi cristallizzati che da allora si sono succeduti, per diventare copiosissimi quest’anno in coincidenza con il quarantennale della morte. Tra questi si inserì Remembering Jimi”, il concerto tributo che il 9 dicembre 2010 toccò anche Aosta nell’ambito della Saison Culturelle. La particolarità che lo distinse fu la presenza di Leon Hendrix, fratello minore di Jimi, che coi suoi ricordi aprì una serata dominata dalle cover eseguite dalla tribute band del chitarrista guidata dal chitarrista Randy Hansen con Ufo Walter al basso e Manni Von Bohr alla batteria. Nonostante abbia in curriculum anche un contributo alla colonna sonora di “Apocalypse Now“, Hansen è conosciuto soprattutto come clone di Hendrix. Lo confermò anche ad Aosta con un set energico e spettacolare in cui, in mezzo a tanto Hendrix, infilò Beatles, Cream e Chuck Berry.

«Suona proprio come Jimi», confermò nell’occasione Leon, uno che ha vissuto la parabola del fratello da un punto di vista privilegiato. «Jimi era un ragazzo molto strano– ricordò- tant’è che le madri del vicinato dicevano ai figli di non giocare coi piccoli Hendrix. Aveva una creatività innata che lasciava prevedere che sarebbe diventato un artista. Ebbe la prima chitarra nel 1958, quando nostra madre morì. Lui aveva 16 anni ed io 10, per cui si prese cura di me e fu per consolarmi che le dedicò pezzi come “Angel” e “Little Wing”. C’ero quando comincio a suonare le prime note. Lo ricordo mentre pizzicava le corde,dapprima incerto e poi sempre più sicuro, finché non è arrivato a fare del suo talento un business.L’ho seguito in un paio di tour ed è stata un’esperienza incredibile

“Business” ricorre spesso nei discorsi di Leon. Non potrebbe essere diversamente visto che ammonterebbe ad 80 milioni di dollari il giro di affari che ruota intorno allaJimi Hendrix Foundation” da lui messa su nel 1988 con il padre Al. Salvo, alla morte di questi, nel 2002, essere depennato dai beneficiari a favore della sorella Janie. Perché è stato escluso? «Non ne ho la minima idea.– si schermì- Janie è un po’ strana. E’ la figlia che mio padre ha avuto con la seconda moglie ed ha finito per tagliare fuori il ramo americano della famiglia a favore del ramo giapponese. Adesso non mi importa molto perché sto portando in giro la mia musica, certo che se mi desse 1 milione di dollari potrei pagare gli avvocati.» Nella vicenda pare ci sia stato un intervento speciale dello stesso Jimi che, racconta Leon, gli sarebbe apparso in sogno dicendogli pressappoco: «Tu hai la musica nel sangue. Devi cominciare a suonare.»
Ecco spiegarsi perché da qualche anno anche lui suoni la chitarra, e nel 2006 sia arrivato a pubblicare il cd “Keeper of the Flame”. «Ho iniziato 12 anni fa. Adesso sono posseduto dalla musica, è una malattia come mio fratello.» E’ auspicabile che i suoi sei figli, nelle cui vene scorre lo stesso sangue, raggiungano risultati migliori di quelli ascoltati nella parte finale del concerto in cui Leon ha ruggito alcuni hit del fratello. Alcuni di loro hanno formato un gruppo hip hop chiamato “The Hendrix’s”, ma il predestinato potrebbe essere il giovane Jimi Hendrix, nato per di più lo stesso giorno dello zio. E’ anche grazie a lui che oggi più che mai “Jimi lives!