La voce sinestesica di MALIKA AYANE seduce Aosta

Sinestesia è parola difficile che indica la percezione simultanea di immagini proprie a diverse modalità sensoriali. Un po’ quello che succede ascoltando la voce della ventiseienne milanese di padre marocchino Malika Ayane che il 3 dicembre si è esibita al Teatro Giacosa di Aosta mi piace, è accogliente e c’è l’effetto salotto»). Lo conferma un musicista come Paolo Conte che di lei ha detto: «il colore di questa voce è un arancione scuro che sa di spezia amara e rara». Che non siano vuote parole lo dimostra una collaborazione che ha prodotto la cover da brividi di “Chiamami adesso” e i duetti in “Fandango” e “Little brown bear”, appositamente composte per lei. «Conte ha tirato fuori un mio lato felino», afferma Malika. Come se non bastassero la spensieratezza che, anche ad Aosta, ha dimostrato in “Feeling Better” e “Mille”, l’energia soul di “Satisfy my soul”, la solarità di “Brighter than sunshine” o l’immediatezza da spot di “Soul waver”. Che, poi, è la canzone che l’ha fatta scoprire da Caterina Caselli. «L’avevo cantata come jingle per la pubblicità della Saab.

L’ha composta Ferdinando Arnò, uno degli autori di jingles più bravi perché scrive musiche di alto livello che arrivano a tutti. E’ lui che ha mandato il demo alla Caselli che è rimasta colpita dalla mia voce.» La sicurezza di non dover tornare a fare la fila in un’agenzia interinale per trovare lavoro Malika l’ha avuta al Festival di Sanremo del 2009 dove ha presentato la stupenda “Come le foglie”, scritta dal “Negramaro” Giuliano Sangiorgi. «Per mio gusto personale non sono un’amante dei virtuosismi eccessivi e delle melodie arzigogolate, tendo ad una musica semplice ma più emotiva. Tanto se c’è da dimostrare di andare in alto lo si può fare. Prima cantavo in inglese perché in italiano non mi piaceva il suono della mia voce, visto che i suoni si spostano in una posizione più alta della testa cambiando proprio il timbro. E’ anche più difficile esprimere concetti in modo semplice ma efficace. Quando, però, succede le parole assumono un significato forte.» Inutile dire che all’Ayane succede spesso, anche perché ha una voce capace parlare all’immaginazione. E di fare innamorare, come ben sa Cesare Cremonini. «Dopo aver sentito “Le sei e ventisei”– racconta Malika- ho capito che era un grandissimo autore e gli ho chiesto di scrivermi una canzone. E’ nata “Just believe in love”, ma mentre la scrivevamo c’è stato in me un, diciamo così, incidente di percorso. Così adesso lavoro con Cremonini e sono fidanzata con Cesare.» Il duetto è contenuto nell’ultimo cd, “Grovigli”, che è stato trainato alle 70.000 copie vendute da “Ricomincio da qui”, grande canzone la cui scandalosa eliminazione dall’ultimo Festival di Sanremo ha scatenato le plateali proteste degli orchestrali. «Una delle cose più interessanti che mi sembra di aver capito dalla vita è che appena hai sciolto un nodino, te ne trovi subito in mano un altro. Per questo ho chiamato “Grovigli” questo progetto discografico e il live che dal 25 novembre gira nei teatri. Per me sono il posto più bello dove cantare perchè permettono di inventare un piccolo mondo che deve incuriosire il pubblico.Il rapporto dell’artista col pubblico è simile ad una relazione sentimentale, per cui bisogna accontentarlo ma anche stupirlo. Le aspettative con cui arriva non devono essere deluse, ma, al massimo, dirottate verso elementi nuovi di cui farlo innamorare.» Arte seduttiva nella quale Malika si è dimostrata maestra, vista la disinvoltura con cui ha traghettato il pubblico verso mondi musicali apparentemente lontanissimi dal suo, passando dall’iniziale “You keep me hangin on” dei Vanilla Fudge a “Heart of glass” di Blondie, da “Rock ‘n roll suicide” di David Bowie a “Les amours perdues” di Serge Gainsbourg. Per finire con la spiritosa “Quando dico che ti amo” di Tony Renis. «Sono cover scelte tra i miei feticci personali. – si è giustificata- Le avrei voluto scrivere io, ma, purtroppo, c’è qualcuno più geniale che l’ha già fatto.» Perfetta nell’aiutarla a creare mondi sonori diversi la band che l’accompagna in tour composta da Giulia Monti (violoncello), Stefano Brandoni (chitarra), Marco Mariniello (basso), Carlo Gaudiello (tastiere), Phil Mer (batteria), Chris Costa e Marco Guerzoni (cori). Conquistata l’Italia (il giorno prima aveva tenuto un trionfale concerto all’Arcimboldi di Milano), da gennaio l’attende una tournèe europea. «Sarà come ricominciare da capo, come quando cantavo nei piccoli club e ogni sera cercavo di fare innamorare il pubblico. Ho la percezione che, andando avanti, si alzi la posta. Devo vivere coi fiori di Bach, perché quest’attenzione su di me è molto positiva ma mi mette in dovere di fare sempre meglio.»