La piena di sensazioni di “terre(in)moto” evoca l’alluvione valdostana del 2000

E’ un’arma a doppio taglio creare opere artistiche legate a commemorazioni o celebrazioni. Da una parte è molto più facile essere finanziati dagli enti pubblici, dall’altra la libertà creativa ne viene condizionata, finendo spesso per cadere in un conformismo insipido che le condanna ad un rapido oblio. E anche quando i risultati sono convincenti, risulta difficile prevedere un futuro che vada oltre l’occasione che li ha generati. Prevedibilmente sarà questo il destino di “terre(in)moto”, lo spettacolo di teatro-danza andato in scena al Teatro Giacosa di Aosta il 15 e 16 ottobre scorsi per commemorare l’alluvione che nel 2000 colpì duramente la Valle.

Il lavoro ideato e realizzato dal “Teatro Instabile di Aosta” è stato, in ogni caso, apprezzabile, staccandosi dalla vuota retorica di altre iniziative inserite nel contenitore “Valluvione” che in Valle ha commemorato il decennale. Una carta vincente è stata, sicuramente, l’assenza della parola. L’alluvione è stata, infatti, ricordata attraverso una “piena” (sic) di sensazioni, che hanno evocato i movimenti, meravigliosi o distruttivi, della terra e dell’acqua, attraverso l’intrecciarsi del teatro-danza della compagnia con le luci di Rocco Andreacchio e la musica ethno-minimale di Christian Thoma (che l’ha eseguita dal vivo con Giulio Corini, contrabbasso, e Fabrizio Saiu, percussioni). Una coralità piena di energia e senza “prime donne” che, per chi l’ha vissuta, ha rievocato al meglio lo spirito che nel 2000 portò la Valle a rialzarsi dopo l’alluvione.