Il cuore di Aosta batte per ELISA

Bagno di folla era stato il giorno prima per Claudio Baglioni, e bagno di folla è stato anche per la trentaduenne friulana Elisa Toffoli, in arte Elisa, che la sera del 7 settembre si è esibita in Piazza Chanoux, ad Aosta, per la due giorni pop organizzata in occasione della Festa della Valle d’Aosta.Più che di bagno di folla, in realtà, sarebbe giusto parlare di folla bagnata, visto che un’insistente pioggia ha inzuppato le migliaia di spettatori di tutte le età che nonostante tutto vi si sono ammassate.

Tranquilla e asciutta era, invece, la figlia di Elisa, Emma Cecile, nata il 22 ottobre 2009, che la cantante si porta dietro nel suo “Heart Alive Tour”, iniziato ad aprile da Conegliano per promuovere “Heart”, il sesto album di inediti. A Cecile durante il tour primaverile dedicava “Pour que l’Amour me Quitte”, una 
ninna nanna francese.

Non ad Aosta, dove la scaletta del concerto ha snocciolato qualche cover (“Hallelujah” di Leonard Cohen e “Mercedes Benz” dedicata a Janis Joplin indicando il cielo ed eseguita a cappella con l’aiuto di un campionatore ), i pezzi di “Heart” e tutti i suoi successi: da “Stay” a “Una poesia anche per te”, da “Broken” alla conclusiva “Together”. Sul palco di Piazza Chanoux c’era anche Andrea Rigonat che di Cecile è il papà, ma, anche, il chitarrista della band che da oltre 10 anni accompagna Elisa, che comprende anche Max Gelsi (basso), Andrea Fontana (batteria) e Gianluca Ballarin (tastiere). «Li conosco da quando facevo la parrucchiera.- ha confidato la cantante- Sotto il casco le ragazzine parlavano di questo gruppo di musicisti strafighi: chi preferiva il tastierista, chi il batterista. Finché li incontrai. Mi ricordo ancora la prima volta che vidi Andrea: era bravo, biondo, bello, con i capelli lunghi che a diciott’anni mi facevano impazzire».

Elisa impazziva anche per cantanti jazz come Sarah Vaughan ed Ella Fitzgerald, per il soul di Aretha Franklin e per Björk, Tori Amos e Alanis Morissette. Questi ed altri influssi sono confluiti nel suo raffinato pop rock, il cui respiro internazionale è accentuato dall’uso intensivo dell’inglese, la lingua musicale da lei preferita. «L’ho imparata da autodidatta– ha spiegato- leggendo i versi di Jim Morrison e i libri di Kipling. Evidentemente qualcosa è scattato nel mio cervello e a un certo punto mi sono trovata persino a pensare in inglese.» La popolarità è arrivata, però, con la prima canzone in italiano, “Luce (tramonti a nord est)”, scritta con Zucchero, che vinse il festival di Sanremo del 2001. Sono seguiti una serie ininterrotta di successi, premi e collaborazioni eccellenti (da Luciano PavarottiTina Turner, da Ligabue Bocelli). E’, tra l’altro, la cantante prediletta dai giovani registi italiani che inseriscono spesso sue canzoni nei loro film, a cominciare da “Almeno tu nell’universo” che è il tema principale di “Ricordati di me” di Gabriele Muccino. Il perchè di tutto questo lo hanno capito tutti in Piazza Chanoux, travolti dalla sua sorridente comunicativa, da una voce che non ha limiti e da un’energia esplosiva. Nonostante Cecile Marie. «Non ho più il fisico– ha, infatti, confessato scherzosamente sul palco- E’ inutile che qui sopra faccia la strafiga con gli acuti quando poi se vado a passeggiare in montagna con un bambino valdostano di tre anni mi riduco a pelle di leopardo