ELVIRA DOPPIU: a su male su remediu

A su male su remediu (a tutti i mali c’è un rimedio)”. Chissà quante volte questo proverbio sardo è rimbombato nella testa di Elvira Doppiu nei sei anni in cui la malattia le destabilizzava ogni certezza? Finché, nel 2009, il “remediu” è arrivato, e con esso è tornata la voglia di vivere. Per riprendersi si è tuffata nel lavoro (fa l’Infermiera all’Ospedale di Aosta) e nella musica, che negli anni difficili l’aveva aiutata a non sentire il silenzio che la circondava. In fondo aveva una bella voce che l’aveva fatta diventare solista nella cantoria della Cattedrale di Aosta. E, poi, c’era il figlio, Alex Sechi, che le parlava con entusiasmo del corso C.E.T. di Mogol che aveva frequentato in Umbria. Perché non provare anche lei? Eccola, quindi, nel febbraio 2009 presentarsi come interprete all’audizione con Mogol. Il celebre autore l’aveva selezionata, ma le aveva detto: «Io la vedrei meglio nel corso autori.» Autore? Ma se non aveva mai neanche pensato di comporre qualcosa, né, tantomeno, suonare uno strumento? Una dote, a pensarci bene, l’aveva: spesso le sgorgavano melodie già complete di testo. Ancor più dopo la malattia, perché , come le diceva la nonna, “a chie no dolede, non friede (chi non prova dolore, non è sensibile). Una dote, questa, che durante il corso è stata apprezzata da insegnanti come Beppe Anastasi, il fidanzato di Arisa nonché autore di “Sincerità”. Al punto che all’esame finale il suo giudizio su Elvira è stato: “buona comunicazione emozionale, svolgimento comprensivo di un linguaggio chiaro e sincero. Continua a lavorare così.” Continuando così sono nate le canzoni che, elaborate dal tastierista Ivan Colosimo, Elvira ha presentato allo stadio Puchoz di Aosta quando nel giugno 2010 ha aperto il concerto di Povia. Canzoni come “Il giorno e la notte”, dedicata al figlio, che le ha fatto sfiorare la partecipazione alla finalissima del Festival di Saint-Vincent. O come “A volte l’amicizia”, che “a volte è così avara” e “a volte sembra un sogno”. O, ancora, quelle dedicate alle sue due patrie: quella acquisita nel 1996, la Valle, e quella natia, la Sardegna. Per la prima, “piccola ma grande terra da sognare”, ha composto “Per te”, nel cui arrangiamento si sentono echi di Tiziano Ferro, che, con Maria Carta e i “Negramaro”, è tra i suoi autori preferiti. Alla Sardegna ha dedicato, invece, “Nel mio cuore [In su coro meu]” in cui canta “tue ses cantu e poesia”. Dalla sua terra le vengono qualità come solarità, socievolezza, buon cuore e rispetto per l’altro. In una parola quel suo essere “geniosa” che si riflette in canti che in Sardegna sono piaciuti, al punto da essere trasmessi dalla sassarese “Radio Nova” o cantati dal “Duo Blue Moon” sulla nave “Moby” in linea tra Porto Torres e Genova. Si sono ascoltati anche il  3 settembre a Pont-Saint-Martin, in Piazza IV Novembre, per “Sa Festa Sarda”. Tra queste “Colorina”, filastrocca dedicata ad una bambola di pezza che considera il suo porta fortuna. La stessa che durante la malattia sembrava ripeterle “a su male su remediu”.