Le “Voodoo lips” di ANDY J FOREST

Attore (lo ricordiamo con Serena Grandi in “Miranda” di Tinto Brass), scrittore e pittore l’americano Andy J. Forest è, soprattutto, bluesman di razza che vanta collaborazioni eccellenti (da B.B. King a Steve Ray Vaughan). «Sono tutte cose capitate per caso perché mi piace cambiare.- ha confessato in occasione del concerto allo stadio Puchoz del 9 luglio per “Aosta Blues & Soul Festival”- Ho, per esempio, cominciato a disegnare durante le tournée, perché, nei viaggi in furgone, il leggere mi stancava gli occhi.» Sono, così, nati quadri “outside” raffiguranti soprattutto cantanti di blues e di quel jazz che è l’altra sua grande passione («quando dipingo ascolto Thelonious Monk»). Nato nel 1955 a Pullman, nello stato di Washington,  Forest vive dal 1991 nel quartiere francese di New Orleans, finendo per assorbirne, nella musica, i sapori. Al punto che attualmente la musica dei suoi show riesce ad incarnare al meglio “lo spirito e gli spiriti di New Orleans” risultando  “malinconica e festosa, intensa e leggera, accogliente e pericolosa”  . «E’ una città multiculturale– ha precisato- in cui si risente l’influsso dei vicini Caraibi e del suo famoso Mardi Gras (il Carnevale: n.d.r.) , con l’uso massiccio di percussioni e ritmi sincopati che si rifanno a mambo, rhumba e funky.» Ha finito per risentirne anche il suo modo di suonare l’armonica, al punto che, a tratti, incarna perfettamente il titolo di uno dei suoi brani migliori, “Voodoo Lips”(labbra Voodoo). La gamma espressiva della sua armonica gli ha, d’altronde, permesso di esprimersi al meglio anche partecipando, in passato, alla registrazione di canzoni come “Quello che non ho” di Fabrizio De Andrè e colonne sonore come quella de “Il cattivo tenente-Ultima chiamata New Orleans” di Werner Herzog. «Ho scelto l’armonica perché è comoda da trasportare. Suono anche clarinetto, violino, sax, chitarra, basso e frattoir (un asse metallico usato nella musica cajun: n.d.r.), ma l’armonica è molto meglio per fare l’autostop.» Ad Aosta Forest si esibito col trio formato da Leo Ghiringhelli (chitarra), Luca Tonani (basso) e Pablo Leoni (batteria), confermandosi “uomo dalle mille parole” e presentando il recentissimo cd “NOtown Story“. «Il titolo è un gioco di parole, perché il NO iniziale indica le iniziali di New Orleans, ma, anche il fatto che dopo l’uragano Katrina è una città che non c’è più