La gita aostana della famiglia Ashkenazy

Non è più quella gioiosa macchina di musica che affrontava con spavalderia le opere omnie pianistiche dei grandi compositori e girava come una trottola nei teatri di mezzo mondo. A settantatre anni è, d’altronde, giusto che Vladimir Davidovič Aškenazy si riposi un po’. Niente più, quindi, recital solistici, quanto, piuttosto, l’attività di direttore d’orchestra, intrapresa alla fine degli anni Settanta, e le incisioni in studio di opere complesse come i Preludi e fughe di Sciostakovich e il Clavicembalo ben temperato di Bach. Ogni tanto ci scappa anche un’esibizione in formazioni cameristiche, com’è successo il 29 giugno al Teatro Romano di Aosta, dove ha inaugurato, con il figlio Vovka e la nuora Alessandra, la rassegna “Pianoforte al Teatro” organizzata dall’assessorato regionale all’istruzione e cultura. Una gita familiare, la sua, che lo ha visto suonare a quattro mani con Vovka “Ma mère l’Oye” di Ravel dopo averlo diretto, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia europea di musica, nel “Concerto per pianoforte K 414” di Mozart. Fuggito ventisettenne dall’ Urss, Ashkenazy si è trasferito dapprima in Islanda, patria della moglie, e dal 1978 risiede in Svizzera con Vovka che ha sposato la danzatrice fiorentina Alessandra Barcali. E’ stata lei l’étoile e la coreografa in “Aubade” di Francis Poulenc concerto coreografico per pianoforte e 18 strumenti che ha concluso la serata. «È una pantomima concepita come intrattenimento privato. – ha spiegato Aškenazy- Rappresenta la fallita ribellione di Diana contro la legge divina che la vorrebbe condannata all’ eterna castità. Con Alessandra, proponiamo la prima versione della messinscena, per una sola ballerina; successivamente Balanchine ne avrebbe creata un’ altra per due danzatori, biasimata però da Poulenc».