La ricetta dei Nano Scritti di ALESSANDRA TOSCANO

Tra le cose che i social network hanno cambiato c’è, sicuramente, il modo di scrivere. E non solo, come si crede, in senso negativo. Anzi, l’estrema sintesi dei messaggi che caratterizza Facebook è diventata lo spunto di partenza per il gruppo “Scrivi un romanzo in 10 parole”, aperto su FB nel gennaio 2009 dal lombardo Franco Coda, che vuole stimolare la creazione di romanzi brevissimi, “utilizzando al massimo dieci parole…tutto compreso”. Il successo è stato esplosivo, con oltre 2.700 adesioni e la pubblicazione, per la  Cult Editore, di un libro, “Nano scritti ai tempi di Facebook. Un romanzo in 10 parole”, le cui vendite andranno in beneficenza (il prezzo è 12 Euro). Alcuni di questi nano scritti sono della torinese Alessandra Toscano che ormai da dieci anni vive in Valle, dove lavora come chef per una ditta di catering. «L’associazione letteratura-cucina non è, poi, così strana– spiega- perché il cibo è il medium attraverso cui vediamo le cose. Se nutro il corpo ne ottengo sogni, pensieri ed azioni, che la mente da sola non produrrebbe. E, poi, il grosso privilegio del cucinare è che si lavora con le mani, mentre la mente è libera di correre.» Una libertà che ha caratterizzato l’inquieta vicenda umana della Toscano che è laureata in Letteratura e lingue straniere, ha viaggiato in mezzo mondo e fatto la traduttrice (ha tradotto in russo Ungaretti, Catullo e Baudelaire e in italiano i versi del cantautore Bulat Okudzhava, il Brassens russo). Tanto per gradire ha, poi, scritto sonetti erotici e realizzato il libretto “Lo  zoo di Dora” in cui ha fotografato sue composizioni di sassi che, con qualche tocco di pennarello, trasforma in personaggi di fantasia. «Li cerco lungo la Dora che è la palestra dei miei pensieri. Lì sono nati anche alcuni dei miei pastiches letterari, che, proprio perché nanetti, hanno la possibilità di intrufolarsi ovunque, sono molto dotati, battono i giganti, conoscono magie e notano cose che sfuggono ai più. Le parole hanno creato il mondo e hanno una tale importanza che, per un racconto, dieci mi sembrano addirittura troppe.» Ecco alcuni esempi di suoi nano scritti: “Pausa di riflessione. Sullo specchio apparve la scritta: stiamo lavorando per voi”; “Ora legale. Soffrirò di jet lag senza avere viaggiato”; “L’ancia. L’acuto del clarinetto le perforò il cuore”; “Una stella è il mio scudo. Ha bordi affilati”. Quest’ultimo appartiene ad un filone un po’ più pruriginoso di cui, per esempio, fanno parte “Lame. Lasciami leccare il rasoio. Non preferisci che scorra veloce?” o “Equità. Fa di me ciò che vuoi. Poi tocca a me”. «Amo mescolare toni aulici e sguaiataggine– precisa- e l’attrazione verso argomenti truculenti nasce da una voglia di banalizzarli perché facciano meno male. Quello che più mi piace è l’attimo dell’ideazione, in quel momento sono in trance e più che scrivere sono “scritta”. Poi mi piace limare e scarnificare il verso senza pietà. Alla fine non conservo, regalo, dimentico. Perché scrivo per me: troppo pudica per parlare, silenziosa scrivo