Il PREMIO MOGOL 2010 ex aequo a Edoardo BENNATO e Simone CRISTICCHI

E’ stata caratterizzata da inconvenienti e ritardi la premiazione del terzo “Premio Mogol” svoltasi il 3 giugno. E se i primi sono quasi fisiologici per le riprese televisive della serata condotta al Teatro Romano da Fabrizio Frizzi (trasmessa ieri su Rai Uno), imprevisto era, invece, il ritardo con cui è stato comunicato il vincitore del Tatà d’oro che ha reso inutile la conferenza pomeridiana al Palazzo Regionale. La giustificazione ufficiale è stata l’incertezza della giuria composta da Dori Ghezzi, Gino Castaldo e Dario Salvatori e presieduta da Giulio Mogol Rapetti. In realtà già nelle prove pomeridiane circolavano voci di un salomonico ex aequo tra i due “pezzi da novanta” arrivati ad Aosta: Edoardo Bennato e Simone Cristicchi. E così è stato. «Eravamo indecisi– ha detto Mogol intorno alla mezzanotte- per cui abbiamo optato per due vincitori, dando fondo alla scorta di Tatà d’oro dell’anno prossimo.» Niente da fare, quindi, per “Mandaci una cartolina” di Carmen Consoli (impegnata in Svizzera), “U cuntu” di Franco Battiato (in concerto a Berlino) e “Pace” scritta da Giuseppe Anastasi e cantata dalla fidanzata Arisa. Quest’ultima, presente, ha confermato la corrente di simpatia che la lega al pubblico, immedesimatosi nell’autobiografismo della canzone. «E’ stata scritta in un momento particolare del nostro rapporto– ha confessato la cantante- Gli impegni dopo il Festival di Sanremo dello scorso anno avevano creato delle incomprensioni, con l’affiorare di orgoglio, nervosismo e noia. In realtà l’unica cosa che volevamo era stare insieme.» L’intento del premio, creato da Mogol con l’Assessorato regionale all’Istruzione e Cultura, di valorizzare la produzione di testi italiani dell’anno è stato, tra l’altro, sottolineato dalla lettura di quelli in gara da parte degli attori Rosalinda Celentano e Andrea Montovoli. Naturalmente felici i due vincitori. «Per me è come una laurea ad honorem – ha detto Cristicchi – per di più davanti a miei miti giovanili come Bennato e Mogol.» Per la sua “L’ultimo valzer”, poetica fotografia di un amore senile, i complimenti si sono sprecati. Da quelli dell’ospite Mara Maionchibellissima, anche se un po’ di preoccupazione di andare a finire in “via dei coglioni” ce l’ho») a Mogol («è una poesia che avrebbe potuto scrivere Charlie Chaplin, che sapeva come fare ridere e piangere nello stesso tempo»). “Le strade del rock sono infinite” recita, invece, il titolo dell’ultimo cd di un ritrovato Edoardo Bennato. Se da una parte lo hanno portato a immedesimarsi nella rabbia di pirati e briganti, dall’altra gli hanno ispirato la struggente dolcezza di “E’ lei”, la canzone in gara. «E’ una canzone di speranza per il futuro e anche un elogio della femminilità, perché ho sempre creduto che le donne abbiano una marcia in più.» «Lo trovo molto cresciuto», ha chiosato, bontà sua, Mogol, che ha sciolto anche un dubbio di Dori Grezzi. «Giulio– ha chiesto la moglie di De Andrè- ma un tuo testo potrebbe vincere il premio Mogol?». «Devo essere sincero– ha risposto l’autore di “Emozioni”- me lo sono già chiesto, e mi sono riposto che 2 o 3 volte l’avrei vinto.» Il che, se la matematica non è un’opinione, vorrebbe dire che nelle 3 edizioni avrebbe vinto sempre lui.