FERDINANDO FARAO’ e l’evoluzione della specie (del batterista)

C’è uno stretto legame tra il jazzista Ferdinando Faraò, che si è esibito il 15 maggio con il suo “Actmu 4t” all’Espace Populaire, e l’evoluzionismo di Charles Darwin. Il musicista milanese è, infatti, l’evoluzione della specie dei batteristi: non più semplice accompagnatore quanto, piuttosto, musicista a 360 gradi capace di progettare e guidare progetti di ampio respiro. Uno di questi è, appunto, “Darwinsuite”, il suo ultimo Cd in cui i brani sono legati dal pensiero e dalle parole del naturalista inglese di cui lo scorso anno si è festeggiato un doppio anniversario: la nascita (1809) e la pubblicazione de “L’origine della specie” (1859). In uno dei brani del Cd, “Corale”, un quartetto vocale canta una citazione di Darwin- “amo fare esperimenti azzardati, li faccio sempre”- che potrebbe essere il manifesto estetico di Faraò. «Per me è molto importante suonare sorprendendosi e sorprendendo.- afferma- Come diceva Steve Lacy, bisogna “spingere la musica verso l’ignoto” attraverso lo sviluppo basato sull’improvvisazione, dando uno sguardo al passato per prenderne elementi da rielaborare. Perché il jazz, per sua natura, deve sempre trasformarsi, sennò muore.» Non è, quindi, un caso che il quartetto formato con Michele Benenuti (trombone), Germano Zenga (sax soprano e tenore) e Gianluca Alberti (contrabbasso) si chiami “Actmu”, che sta per “action music”. «Ad Aosta- spiega- abbiamo suonato alcuni miei brani in bilico tra scrittura e improvvisazione, con una particolare attenzione al suono e allo sviluppo in una direzione collettiva e corale tesa al superamento del classico schema tema- improvvisazione-tema. Perché puoi scrivere bellissima musica, ma se l’improvvisazione è meccanica il concerto non funziona.»