ALESSANDRO TAVERNA e SCHUMANN: la tecnica al servizio dell’idea

Due cuori e una capanna. Anzi, trattandosi di Robert Schumann e Clara Wieck, era, forse, meglio dire “due cuori e un pianoforte”. Nonostante gli stenti che caratterizzarono gli inizi del matrimonio, infatti, nella loro casa, nel 1840, non mancava un pianoforte. Uno solo, però: quello di Clara. E lei, che pure era una grande concertista, lo lasciava usare a piacimento al marito perché potesse comporre in tranquillità. Uno dei pezzi che ne venne fuori fu la KonzertPhantasie suonata da Clara al Gewandhaus di Lipsia il 13 agosto 1841. Viste le insistenze della moglie, Schumann nel 1845 vi aggiunse un intermezzo e un finale facendolo diventare un concerto per pianoforte. Nacque, così, il Concerto in la minore, il concerto romantico per eccellenza, che il 20 aprile è stato eseguito al Teatro “Giacosa”, nell’ambito della serata  della “Saison Culturelle” che “Sinfonica- Orchestra Giovanile della Valle d’Aosta”, diretta da Enrico Bronzi, ha dedicato al compositore tedesco di cui ricorre il secondo centenario della nascita. Solista è stato il ventiseienne pianista veneto Alessandro Taverna. «Schumann– ha spiegato- è l’autore in cui maggiormente la musica riflette l’esistenza, in particolare il rapporto sentimentale con Clara. Il concerto ne è una testimonianza: in alcuni punti sembra, infatti, di sentire più Clara che Robert. E’ qualcosa che sta tra la Sinfonia e il Concerto, senza passaggi virtuosistici impossibili perché la tecnica è sempre al servizio dell’idea.» Un po’ come il panismo di Taverna, che, comunque, in fatto di virtuosismo non scherza. Lo testimoniano i premi ottenuti lo scorso anno ai concorsi pianistici di Londra, Leeds e Minneapolis, che, uniti alle entusiastiche recensioni su “Times” e “Guardian” (che parlavano di “impeccabili minuti di intensa poesia” regalati nel Concerto n°1 di Chopin), hanno aperto a Taverna le porte del circuito concertistico inglese. «Cerco suonare com’è giusto suonare.- si schermisce- Mi sono lasciato guidare da bravi maestri, a cominciare dalla mia seconda mamma Laura Candiago, conservando, però, le mie caratteristiche personali e pensando la musica sulla base della mia esperienza di vita. Affronto i pezzi puntando sulla freschezza e tentando di dare un’interpretazione che esprima la mia personalità nel margine di libertà consentito dalla partitura. Tengo, in ogni caso, presente la storia dell’interpretazione, che i pianisti devono continuamente recuperare e approfondire, e che per il concerto di Schumann non può prescindere dalla lettura di Arturo Benedetti Michelangeli.» Nel corso della serata, intitolata “Amico Schumann”, “Sinfonica” ha eseguito altre opere del compositore tedesco: l’Ouverture dall’opera “Genoveva” e la Sinfonia n. 3 op. 97.