LUCIO DALLA: la musica migliore nasce dal caos

«La montagna? Mi affascina per l’effetto dei contrari, perché io sono un essere marino. Finché ho avuto tempo andavo spesso a sciare: passavo un mese a Livigno e sono stato molte volte qui da voi a Cervinia. Mi piace l’atmosfera della montagna, però mi ci sento provvisorio, mentre al mare sono proprio a casa.» Parola di Lucio Dalla prima del concerto tenuto il 30 marzo 2010, in un Palais Saint-Vincent al gran completo, che ha avuto come filo conduttore proprio la parola, visto che il cantautore emiliano è testimonial di “Babel”, il primo Festival della Parola in Valle che si svolgerà tra Aosta e Sarre dal 23 aprile al 2 maggio. «Mi piace molto il titolo, “Babel”, perché la musica migliore nasce dal caos e non dall’ordine. Mozart, che per me è il più grande, prendeva dal caos delle verità che solo lui coglieva e le regolarizzava, mantenendo, però, nella musica la vibrazione dell’aspetto caotico delle cose. Giocare con le parole è uno stimolo alla creatività e nei miei testi lo faccio spesso per incuriosire la gente.» E, come esempio, ha fatto ascoltare la versione di un concerto di Vivaldi da lui “parolato”, in occasione del quarantennale dei “Solisti Veneti”,  con la storia della tresca tra il Prete rosso ed un soprano. Quanta importanza abbia, in ogni caso, la musica lo ha dimostrato il testo di “Henna”, recitato dall’attore Marco Alemanno, che ha acquistato ben altra profondità nella versione cantata da Dalla con il quintetto d’archi Nu-Ork e il pianista Beppe d’Onghia, musicisti che al Palais hanno dato una veste classica ai suoi grandi successi(da “Io sono un’angelo” a “Futura”, da “Anna e Marco” a “4/3/1943”). Cosa risponde al critico Aldo Grasso che considera deludenti gli ascolti del concerto della sua reunion con De Gregori trasmesso da Rai Due, sostenendo che in TV la musica funziona solo nei format televisivi? «È come dire che un cavallo è inferiore al carro armato. Non esiste una sola musica, nei format si fa una musica fittizia che, secondo me, è meno musica di altre, fatta per l’ascolto distratto televisivo con il contorno della rappresentazione del rito dell’apprendimento. La nostra, invece, è musica vera, fatta di canzoni di spessore con testi che fanno riflettere, al contrario dell’altra che può vivere anche senza riflessione. In conclusione, è giusto che la tv faccia la musica televisiva, ma è giusto che faccia pure musica dal vero. Anche perché abbiamo, comunque, fatto tre milioni di spettatori per più di due ore che è una cifra enorme