L’ULTIMA CORDATA DEL NOTAIO BASTRENTA

Negli anni del “fare sistema” (formula usata, in genere, per fare accettare senza discutere decisioni prese in alto) bisognerebbe recuperare il concetto del “fare cordata” caro agli alpinisti. Non quelli, però, qualunquisti e ambiziosi per i quali l’arrampicarsi è un semplice “andar sui sassi”, quanto, piuttosto, quelli per i quali la montagna è palestra di condivisione, collaborazione, empatia. A loro è riservato il paradiso di “vette pulite e scintillanti”, dove, per un attimo o per sempre, dimenticare le iniquità del mondo. Erano di questa razza il notaio valdostano Ottavio Bastrenta, morto nel 2004, e Guido Rossa, l’operaio dell’Italsider di Genova ucciso nel 1979 dalle “Brigate Rosse”. I due condividevano, infatti, l’amore per il “vivere in altezza in modo arduo” che era alla base della comune passione per l’alpinismo, ma, anche, del modo di intendere la vita.

Si spiega, così, il titolo, “L’ultima cordata del notaio”, dello spettacolo andato in scena lo scorso 11 marzo al Théâtre de la Ville di Aosta, organizzato dal Comitato “Amici di Ottavio Bastrenta” con il finanziamento dell’Assessorato regionale all’Istruzione e Cultura. Roberto Contardo, ideatore e regista dello spettacolo, ha, poi, legato il ricordo di queste due figure a una “multiepocale cordata” di quattro personaggi minori valdostani che  hanno nutrito anche loro la propria esistenza di grandi sogni regolarmente infranti: il contrabbandiere Eligio Cirillo Favre detto CerilleStefano Rosset detto Tcheunne (Cavaliere di Vittorio Veneto finito a pulire letamai) ed un uomo di Aosta ed una ragazza di Gressan uniti da un amore segreto e un destino infelice.

Quattro piccole “storie di sempre” raccontate con il linguaggio dell’atto notarile da Paola Roman con il sottofondo musicale di Beppe Barbera. Il tutto legato dalla lettura di due lettere e da brani di collegamento da parte di Dino Carlino (nei panni di Bastrenta)  e inframmezzato dalle riflessioni liriche di cinque canzoni di Contardo: due artisti che da più di trent’anni condividono esperienze di canzone sociale (dal “Gruppo Gramsci” alla “Piccola Compagneria del Tristallegra”) e, più recentemente, viaggi sul filo della memoria condotti con le cadenze del teatro musicale. «Di Bastrenta– afferma Contardo- mi manca l’intelligenza in anticipo sui tempi e il carisma che ne faceva un punto di riferimento. E’ stata una grande occasione persa per la Valle, ma, essendo una persona pulita, in certi frangenti non ha voluto sporcarsi le mani. E’ stato lui a dirmi che le canzoni vanno cantate e, possibilmente, raccontate. Perché  le storie si dimenticano se non riusciamo più a raccontarle, così come le persone si perdono se non si vanno più a cercare e i sogni passano se li facciamo passare