ARTE (16) CARAVAGGIO alle Scuderie del Quirinale: una mostra “condannata ad un grande successo”

Con 10.000 visitatori nei primi due giorni di apertura e 50.000 prenotazioni già pervenute agli organizzatori, la mostra su Caravaggio, aperta il 20 febbraio 2010 alle Scuderie del Quirinale di Roma, si preannuncia condannata ad un grande successo”.  L’andamento sta, tra l’altro, superando le più rosee previsioni, facendo presumere che per il 13 giugno, giorno della chiusura, si riesca a raggiungere il “dovere etico” di rientrare dagli enormi costi: tra i  2 e i 2,5 milioni di Euro. I 400 anni dalla morte di Michelangelo Merisi (detto Caravaggio dal paese di origine della famiglia) non potevano essere celebrati meglio, visto che per la prima volta sono stati riuniti ben 24 suoi capolavori concessi in prestito, in via eccezionale, dai maggiori musei del mondo.  “Il servizio– scrive Emmanuele Francesco Maria Emanuele nel catalogo- avrebbe potuto essere ancora più efficace se alcune istituzioni italiane che avevano assicurato il loro prestito non lo avessero negato all’ultimo momento.” Per alcuni quadri, poi,  l’esposizione sarà limitata a determinati periodi: la “Flagellazione di Cristo” di Capodimonte sarà in mostra solo dal 12 aprile e il “Sacrificio di Isacco”, il “Bacco” e l’ “Amore dormiente” dovranno anticipatamente tornare agli Uffizi di Firenze il 17 maggio.

Con l’unica eccezione de la “Cattura di Cristo nell’orto” della National Gallery of Ireland di Dublino, l’ideatore Claudio Strinati ha voluto fossero esposti solo dipinti di sicura attribuzione che sono stati divisi nelle tre sezioni “la giovinezza”, “la maturità” e “la fuga”.  Si parte con la celebre natura morta “Canestra di frutta” giustamente effiggiata nel manifesto perchè  esemplificativa del realismo fotografico caravaggesco nel quale si può inseguire la perfezione manieristica dei minimi particolari oppure  cogliere l’insieme della plasticità tridimensionale della “forma pura pervasa – come scrive Maurizio Calvesidalla segreta vita di una luce cristallina tra cui bisbigliano lievi passaggi di chiaroscuro”. Che dire, poi, di opere come “I bari”, “Suonatore di liuto”, “Bacco”, “Cattura di Cristo nell’orto”  o “Ragazzo con canestra di frutta”? Da “perdere la testa”  sono anche due celebri decapitazioni: “Giuditta che taglia la testa a Oloferne” e “Davide con la testa di Golia”. La ferocia della scena raffigurata nel primo “è condensata-secondo Rossella Vodret- nell’urlo disumano e nello spasimo del corpo di Oloferne con cui Caravaggio è riuscito a rendere con eccezionale efficacia l’attimo più temuto e rimosso della vita di un uomo: il momento del trapasso tra la vita e la morte.” Per Anna Coliva il secondo quadro, realizzato pochi mesi prima di morire,   racchiude in sé l’intera poetica di Caravaggio “secondo la quale la coscienza contemplativa, dolorosa e piena di infinita commiserazione (rappresentata dallo sguardo di desolata pietà di Davide: n.d.r.) compiange un’umanità colpevole, impossibile da salvare (la testa mozza di Golia: n.d.r.)”.

Il  percorso andrebbe, poi,  allargato ai 15 capolavori dispersi fra le chiese e le case principesche della capitale. Per la prima volta si potrà, per esempio, visitare il Gabinetto scientifico del Cardinale Del Monte affrescato da Caravaggio nell’attuale residenza dei principi Boncompagni Ludovisi. “Caravaggio– osserva Emanuele-rappresenta, oltre che l’uomo moderno in un’epoca non illuminata, un pittore che con la sua arte rischiara il secolo: lo rischiara perché della “scienza della luce” egli diventa il più grande interprete; quella luce che permette ai corpi di essere protagonisti del quadro, tralasciando lo sfondo, e soprattutto protagonisti di quella rappresentazione naturalistica che fino a quell’epoca non aveva avuto il rigoglio che egli riuscì a darle…Egli incarna, quindi, non soltanto l’”uomo nuovo” apparso nel suo secolo, l’individuo delle molte contraddizioni della modernità, ma anche il primo interprete di ciò che con lui diviene pittura moderna, in quanto Caravaggio trasforma la visione precedente, ispirata all’idealità, in quella della realtà.”