GIGI D’AGOSTINO:se in Parlamento ballassero un pò di più avremmo un’Italia migliore

gigi d'agostino
Il rituale di ribellione agli stenti e al grigiore della vita di tutti i giorni accomuna le attuali discoteche allo spirito primigenio del Carnevale.

Lo conferma Luigi Celestino Di Agostino in arte Gigi D’Agostino che il 16 febbraio è stato protagonista alla Discoteca “Face” di Quart di una delle feste più attese del Martedì Grasso valdostano. «Ogni persona che balla vuole rivoluzionare qualcosa.– ci ha spiegatoLa connessione con gli altri fa, poi, sì che, come in un incendio, si interagisca con altre fiamme che ballano. Si crea, così, una forza devastante in grado di cambiare qualsiasi cosa. Se in Parlamento ballassero un po’ di più avremmo un popolo e un’Italia più dinamici. La differenza la fa chi balla, chi “non si muove” è una palla.»

Nato alla fine degli anni Ottanta come disc jockey, grazie all’incalzante proposta di progetti sonori innovativi e
all’evolversi dei testi il musicista piemontese ha finito per assumere il ruolo di moderno sciamano delle “tribù che ballano” giovanili, di cui conosce come pochi le dinamiche.

Uno dei tuoi primi lavori si chiamava “Hypnotribe”, pensi che fotografi ancora bene l’immagine di tribù giovanili che amano la “trance” e per ottenerla non si fermano davanti all’uso di droghe? «Un brano non esprime l’immagine di un pubblico, perché ogni persona è un pubblico. Le droghe sono come una persona estranea che ti odia a prescindere e vuole la tua fine, e tu, da imbecille, la inserisci nel tuo corpo per aiutarla nello scopo. Non esiste alcun motivo per fare uso di droghe, chi prova questo triste desiderio di lasciarsi gestire da un veleno ha dei serissimi problemi e va curato con dei bei ceffoni in famiglia oppure, se il problema è patologico, da un bravo medico.»

gigi 3802388865_2110863798_nAnche perché per “camminare in alto”, aggiungiamo, bastano le energie che abbiamo dentro… «Camminare in alto va benissimo, ma solo se si è capaci di atterrare. Il trucco sta in una definizione che ho sentito nel film “Walking Life”: bisogna, cioè, combinare le proprie facoltà razionali dello stato di veglia con le infinite possibilità che si possono incontrare nei sogni.»

Secondo te il boom dell’“aggregazione immateriale” nei social network del web si riflette negativamente sull’aggregazione reale, come può essere quella dei locali in cui si esibisce? «E’ un vero e proprio disastro. Se uno sa relazionarsi con le persone nella vita reale è salvo, perché vuol dire che la rete la usa solo come “mezzo utile”. Se, invece, è uno sfigato “volontario” nella vita reale trasuda visibilmente odio per chi sa stare bene e finisce per usare il web come arma per spargere il veleno che ha dentro