SOLO DUO: un solo chitarrista con quattro mani

Quando ad esibirsi è il duo di chitarre formato da Matteo Mela e Lorenzo Micheli saltano tutte le categorie di riferimento così care a chi vede la musica come qualcosa di statico. E’ successo anche sabato scorso, 6 febbraio, in occasione del concerto che i due hanno dato nella sala dell’Hôtel des Etats di Aosta. Il repertorio del concerto (Rossini, Ravel, Albeniz, Castenuovo Tedesco e Gnattali) era, infatti, classico, ma l’affluenza, la partecipazione emotiva e l’entusiasmo che l’hanno caratterizzato lo hanno fatto sembrare un evento pop. «E’ spesso così– ha confermato Micheli- Per noi il concerto è il prolungamento naturale di quello che siamo, perché, nel momento in cui uno smette di pensare allo strumento come qualcosa di esterno con cui sta producendo dei suoni ed inizia a suonare come quando apre la bocca per parlare, inevitabilmente finisce per dire delle cose di se stesso, e la gente che lo percepisce sta zitta ad ascoltare seguendo il filo del discorso che si sta facendo.» Uno stato di trance che, non a caso, ha fatto sì che dopo un concerto all’Università di Tallahassee, in Florida, un ragazzo, avvicinatosi a Micheli, gli abbia detto: «ho provato tanti tipi di droga, nella mia vita, ma l’ultimo pezzo (le “Variazioni sulla Follia di Spagna” di Miguel Llobet :n.d.r.) li supera tutti.»  Virtuosismo a parte, a colpire è stata l’intesa telepatica che caratterizza Micheli e Mela, sottolineata dal nome assunto, “Solo duo”, che sintetizza l’impressione che si è avuta che a suonare fosse un solo chitarrista con quattro mani. «Dietro c’è, indubbiamente, tanto lavoro insieme, ma anche qualcosa che ce l’hai o non ce l’hai. È quasi inquietante come suonando con una persona si riesca a capire un sacco di cose sul suo modo di pensare, dei suoi gesti, dei suoi tempi. È un tipo di comunicazione che passa attraverso cose impercettibili: dall’inarcarsi di un sopracciglio al movimento degli occhi. Capita anche che ci sorprendiamo a ridacchiare perché uno dei due fa delle cose non previste, perché il bello di certa musica è che ti fornisce spunti a getto continuo e noi ci possiamo permettere un certo scarto dalla norma certi che l’altro ci seguirà.» Tra il pubblico che affollava la saletta, molti erano gli allievi di Micheli che insegna all’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta. «E’ una scuola di chitarra che sta crescendo, siamo riusciti a creare un gruppo coeso di ragazzi e sono arrivati anche quattro studenti stranieri: tre americani e un messicano. Purtroppo la città è penalizzata dalla posizione periferica e dalla mancanza di spazi dove fare concerti come questo: la saletta dell’Hôtel des Etats si è, infatti, dimostrata inadeguata, e ci dispiace che molti abbiano assistito in piedi ed altri siano stati costretti ad andare via.»