JOHN McLAUGHLIN: un dandy che crea l’atmosfera

A gentile richiesta (come si direbbe nei balli a palchetto) di Christian Diemoz, che vi partecipò attivamente, ripropongo l’intervista che feci al chitarrista inglese John McLaughlin, quando, il 22 luglio 1993, si esibì al Teatro Romano di Aosta con l’organista e trombettista Joey De Francesco ed il batterista Dennis Chambers. Per la traduzione mi fu di  aiuto Marco Verzino.

«Erano 13 anni che non mi si spezzava una corda della chitarra!!!» Neanche il tempo di scendere dal palco del Teatro Romano di Aosta, che John McLaughlin si affretta a spiegare l’inconveniente tecnico che lo ha costretto ad abbandonare per qualche minuto il palco. «E’ stata colpa del freddo: c’era un vento gelido che mi ha dato un sacco di problemi di accordatura dello strumento (e non solo, vista la stufetta elettrica nascosta dietro una cassa con la quale si riscaldava le mani: n.d.r.).» Mentre John provvedeva alla sostituzione della corda i suoi due partners, l’estroso organista e trombettista Joey De Francesco ed il devastante batterista Dennis Chambers, avevano, comunque, continuato a macinare musica energetica ad altissimo livello.

«L’idea di realizzare questo “Free Spirits Tour” è nata nel marzo dello scorso anno.- continua John- Conoscevo già i musicisti perchè con Dennis avevo suonato a Siviglia nell’ottobre 1991 per la rassegna “Leggende della chitarra” e stimavo moltissimo Joey che, anche se ha solo 22 anni, ha già suonato con Miles Davis. Penso che entro fine anno la Polygram pubblicherà un disco di questo trio, forse un live (“Tokio Live”: n.d.r.). Nel frattempo ho inciso con altri 6 chitarristi un disco molto bello, non ancora pubblicato, dedicato alla musica di Bill Evans (“Time Remembered: John McLaughlin Plays Bill Evans”:n.d.r.).» Quale incisione della sua immensa produzione consiglierebbe ad uno che volesse conoscerla?, chiediamo. «Nessuna. Per me sono come dei figli e ognuna rappresenta una storia a sè stante. Sono come delle immagini congelate, come dei quadri, profondi ed intensi, ma statici perchè rappresentativi del momento in cui sono stati creati.»

Non pensa che molti chitarristi, perfino heavy metal, si siano ispirati a lei, cercando di emulare la sua velocità senza però avere la sua carica emozionale? «I tecnicismi rendono la musica astratta e non permettono di esprimersi. Non cerco di suonare velocemente (sic: n.d.r.), voglio solo suonare musicalmente. Nessuno quando ascolta Coltrane dice: quel sassofonista suona veloce. O, nel caso di Dennis: quel batterista suona veloce. Perchè allora per la chitarra sì? Ho lavorato, lavoro e lavorerò con il mio strumento perchè bisogna sviluppare la tecnica e la sensibilità musicale per riuscire a comunicare “in a musical way” con gli altri musicisti. Ma una volta acquisita la tecnica, per esprimere qualcosa di originale bisogna dimenticarla: non devi pensare a ciò che suoni, alla tecnica richiesta, alle scale da usare. Solo quando riesci ad esprimerti spontaneamente sei uno spirito libero, ecco la ragione del nome del gruppo». Breve pausa, ed eccolo uscirsene con la frase ad effetto. «Per me è più importante essere uno spirito libero che John McLaughlin!» Gli chiedo, allora, se queste sue capacità siano anche il risultato delle sue esperienze meditative, e McLaughlin, che sembrava non aspettasse altro, si lancia in una delle sue divagazioni cosmiche: «Nella vita niente è separato da niente. Le esperienze che vivi hanno un effetto su ciò che sei e come ti comporti in questo momento, e questo, a sua volta, influisce su come ti comporterai in futuro. Alla resa dei conti che cosa ti rimane se non questo momento che è irripetibile? L’unica cosa che mi preme veramente in questo momento è essere spontaneo,perchè così sono veramente libero.» Così parlò Mahavishnu. Alla fine l’antico mistico è venuto fuori con le sue parole di fede. E pensare che lo avevamo trovato mentre, con al polso uno Swatch Scuba ultimo modello, intratteneva una “lovely Rita” dissertando sulle giacche di Yamamoto e sulla sua predilezione per la moda di Armani. Lo lasciamo visibilmente appagagato dalle certezze enunciate, mentre brinda con del vino bianco. Meditativo ma non troppo.