SESSANTAMILA VISITE IN NOVE MESI

Sessantamila come gli sfollati del terremoto abruzzese. Sessantamila come i morti che ogni anno ci sono in Italia per incidenti automobilistici. Sessantamila come le cattedre perse nelle scuole primarie con il passaggio al maestro unico. Sessantamila come i preservativi mandati al Papa per protestare contro i suoi discorsi anti profilattici.  Tra tante notizie non proprie liete non si può che essere soddisfatti delle SESSANTAMILA visite totalizzate  da questo blog  in soli nove mesi di vita (giusti giusti visto che è nato il 13 aprile 2009).  Sessantamila, come gli abitanti di Savona. Mica male per un blog culturale che non segue a tutti i costi l’attualità e le vicende locali e non ha, finora, ospitato polemiche (e conseguenti commentatori seriali) che dalle mie parti  sembra  siano indispensabili per essere etichettati come “voce libera”. Sessantamila visite totalizzate, per di più, in un periodo di crisi dei Blog, minacciati, come sono, dall’avvento di strumenti meno impegnativi come Facebook e Twitter. Se proprio si volesse trovare una pecca, questa è, forse, il modesto  “ritorno” di commenti dei lettori (198  per 225 post). Forse, visto l’alto livello dei contributi arrivati e la diffusa lamentazione dei blogger circa l’esiguità di commentatori celata spesso dalla loro serialità. GRAZIE  a tutti quelli che si sono trovati a passare per caso da queste parti e, soprattutto, a quelli che vi tornano con assiduità. Cercherò, per quanto posso, di fare in modo che trovino sempre un motivo per farlo.

4 responses to SESSANTAMILA VISITE IN NOVE MESI

  1. Vincenzo says:

    Complimenti. La nota serietà del tuo lavoro viene premiata.

    Forse (forse) il riferimento alle voci libere cela un piccolo (piccolo) risentimento per il fatto che non ti ho citato tra le “voci libere” nel post di chiusura del mio blog (non vedo a cos’altro potresti riferirti).

    Il motivo mi sembrava chiaro. Parlavo dei blog che si occupano di politica. Il tuo non mi pare possa dare fastidio ai detentori del potere. Si occupa di cultura, argomento, come sai, del tutto fuori dall’interesse dei politici locali, in quanto non garantisce pacchetti di voti.

    Credo ci sia differenza tra un post di critica dura (o satira) nei confronti di Rollandin e la recensione a un concerto. Non per la qualità del post, che può essere molto migliore nel secondo caso, ma per il grado di rischio cui ti esponi.

    La tua piccola (appena accennata) nota polemica la trovo quindi ingiustificata.

    Detto questo, complimenti ancora per il meritato successo.

    • Grazie Vincenzo.
      Ricambio i complimenti per il tuo blog che conferma (o confermava, purtroppo) che il meglio del giornalismo in VdA si stia sempre più spostando sul web, proprio perchè si è più liberi di scrivere, impaginare, pubblicare.
      Il termine “voci libere” è effettivamente preso dal tuo post di commiato, ma la sfumatura polemica va intesa nel senso che, come tu giustamente facevi notare, la risposta palese ai post anche più polemici si limita a una decina di commentatori “seriali” che popolano il web valdostano (adesso i tuoi sono passati a “Patuasia”, altro blog fatto molto bene, indipendentemente dal fatto che ne condivida in toto le argomentazioni). Ciò contribuisce a far lievitare con più facilità il numero delle visite al blog, mentre io rivendicavo con una punta di orgoglio il considerevole numero di visite ottenuto in cosi’ breve tempo senza polemiche e conseguenti “serial blogger”, come li definisco (senza per questo sminuire l’alta qualità e ironica serietà dei loro interventi).
      Sul fatto che la cultura “sia del tutto fuori dall’interesse dei politici locali” ci sarebbe molto da discutere. Lo dimostra il crescente numero di post che “Patuasia”, “VdA Today” e altri blog vi dedicano. E non certo per fare recensioni di un concerto. Cosa che, in senso canonico, non credo di fare neanch’io, visto che quasi sempre quando scrivo di musica locale la inserisco nel contesto sociale in cui è nata, e quel che, inevitabilmente, ne viene fuori non sono certo rose e fiori(vedi “Musica equa e solidale a Lo PanNer” o il post sugli “Altroquando”).
      Per di più ho avuto la fortuna di intervistare e confrontarmi con illustri italiani (da Giovanna Marini a Oliviero Beha, da Marco Paolini a Erri De Luca) che allargano la visione dal locale contribuendo a dargli, forse, le sue giuste dimensioni (anche solo per il fatto di notare che, come diceva Kierkegaard (scherzo), “tutto il mondo è paese”).
      Sul fatto del rischio minore hai, indubbiamente, ragione, anche se mi sembra che da una “critica dura” palese come la tua si sia passati al una critica durissima ma clandestina.
      Grazie, comunque, di avere gratificato con la tua attenzione il mio impegno, mi ha fatto molto piacere.

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