I novant’anni di PIERO FARULLI, musicista, didatta, cittadino

2000- Piero Farulli e Daniele Gatti con l'OGI al Teatro "Giacosa" di Aosta
Mercoledì 13 gennaio Piero Farulli compie 90 anni. Artista ed educatore, è stato per trentadue anni la viola del mitico “Quartetto Italiano”, una delle più straordinarie formazioni cameristiche di tutti i tempi, formata nel 1947 con Paolo Borciani, Elisa Pegreffi e Franco Rossi. “I quattro cavalieri dell’arco”, “sedici corde, uno strumento solo”, “quartetto ideale”, “al piò grand ‘ed tott”: sono solo alcune delle etichette date al gruppo nei suoi trent’anni di vita, caratterizzati- come scrisse Leonardo Pinzauti- da «un’ininterrotto spirito di ricerca che li ha portati a preoccuparsi più del vero che del bello». Del Quartetto Farulli fu l’appassionata viola: «Salivamo sul palco come un altare laico- ricordava- Sentivamo la responsabilità di diffondere la conoscenza e l’amore della musica come una vera missione. Conservo immagini sonore che non mi lasceranno mai: l’attacco di un Beethoven a New York, un lento di Haydn ad Amsterdam, una pausa di un Webern a Tokyo fino ad un crescendo nelle Variazioni de “La Morte e la fanciulla” nell’ultimo concerto di Ivrea». Finita nel 1977 quest’avventura, Farulli si è dedicato anima e corpo alla “Scuola di Musica di Fiesole” (fondata nel 1974) ed all’Orchestra Giovanile Italiana(OGI) che, nel 1984, da questa è nata. «Sono degli strumenti- ha dichiarato- per realizzare la mia grande Utopia: che tutti sappiano che esiste una grande musica, che desiderino ascoltarla e possano comprenderla». Con questi “strumenti” è arrivato ad Aosta nel 1996 per portarvi lo stage estivo dell’OGI. E la rassegna “Aosta Classica”, che da quello stage è nata, gli deve molto. Fu grazie alla dolce ala della giovinezza (e bravura) del centinaio di musicisti che, fino al 2005, ogni estate arrivava in Valle per lo stage, che ad Aosta si risvegliò un interesse verso la musica classica ormai sopito da troppi concerti all’insegna della ritualità e della noia. Con la conquista di nuovi spazi (la musica uscì dalle sale da concerto per andare incontro alla gente) e nuovi repertori, come quello del grande sinfonismo mai più ascoltato in Valle. Un “pane” dispensato a piene mani ad una città come Aosta abituata alle “brioches” di manifestazioni basate solo sul richiamo dei grandi nomi. Anche se, per collaborare con l’OGI, arrivarono anche i grandi nomi: da Luciano Berio a Salvatore Abbado. E Krzysztof Penderecki, Daniele Gatti, Gabriele Ferro, David Geringas, Tatjana Vassileva…  Una piccola “rivoluzione” iniziata, guarda caso, un 14 luglio, lo stesso giorno in cui, nel 1789, con la presa della Bastiglia, scoppiò la Rivoluzione Francese. Non è, del resto, un caso che nel discorso per i suoi ottant’anni Farulli abbia parlato di “una cultura della Musica prospettata in una dimensione sociale”, rivendicando il primato della qualità (spesso retribuita con “compensi vergognosi”) sulla quantità. Un principio che aveva perorato perfino con Papa Giovanni Paolo II. «Quando venne a Fiesole- mi aveva raccontato- gli dissi: Santità voi avete in mano un grandissimo musicista, Palestrina, possibile che adesso nelle chiese italiane si sentano i chitarristi? E lui mi rispose: con Palestrina c’è poca gente, con le chitarre  tanta.» E’ lo stesso principio, gli avevo fatto notare, che fa sì che, mentre la sua Scuola continua a sfornare tanti buoni strumentisti, in Italia le orchestre si chiudano. «Io dico ai ragazzi: non cercatevi il lavoro sotto casa,- aveva risposto amareggiato– dovete venire per il piacere di far musica e la musica la si fa bene in tutto il mondo. E poi il suono italiano degli archi è molto importante. Anche Giulini ed Abbado lo reputano essenziale. Se fossi un direttore d’orchestra vorrei il 50% di archi di scuola tedesca e un 30% di suono italiano». Qual’è la differenza? «Guardi il cielo qui e guardi il cielo in Germania. Qui c’è più colore e calore».

 

Nel 1999 al "Giacosa" di Aosta con Adriana Verchiani, Pierluigi Thiebat e Luciano Violante

 

Nel 2002 a Rhemes Saint Georges Farulli applaude gli allievi dell'OGI