Le architetture sonore di LUDOVICO EINAUDI alla “Cittadella dei Giovani”

Il nuovo Auditorium della “Cittadella dei Giovani” ha avuto un battesimo d’eccezione, lo scorso 14 dicembre, grazie alle architetture sonore senza tempo del compositore Ludovico Einaudi, il cui concerto solistico ha visto i 200 posti della piccola struttura esauriti. «I miei Cd– ha spiegato- li vedo come se avessero un’architettura: con colonne più imponenti che sostengono il palazzo, e poi vari ambienti che vanno dalle camere più piccole e intime agli ampi saloni. Nell’ultimo Cd, “Nightbook”, c’è perfino un brano, “Planets”, che vedo come una stanza senza pavimento. E’ un pezzo costruito come una polifonia cinquecentesca a quattro voci, in cui le quattro parti girano come dei pianeti cercando un equilibrio tra astrazione e spirito. Il pezzo termina con un lungo silenzio, prima di una traccia fantasma, che esprime la dimensione dell’attesa tipica della notte.» Concetti che Einaudi ha saputo tradurre in una musica comunicativa che ingloba varie esperienze (dal jazz-rock degli esordi alla musica contemporanea), esaltandosi nella dimensione “live” del concerto solistico, che, com’è successo ad Aosta, gli permette di seguire liberamente l’estro del momento. «Ho cominciato a eseguire la mia musica al pianoforte dal vivo per comunicare direttamente con il pubblico. Un po’ come fanno i cantautori popolari come Dylan che cantano quello che hanno dentro senza l’apparato dei rituali della musica classica.» Una comunicazione che, indubbiamente, funziona, visto il seguito che Einaudi ha da parte di un pubblico che trova nelle ripetitività evocativa della sua musica ampi spazi per guardarsi dentro. Finestra interiore che caratterizza anche i brani di “Nightbook” che hanno costituito l’ossatura del concerto aostano: «E’ una musica articolata su varie dimensioni: ci sono momenti di luce, di mistero, di sorpresa, di passione, di desiderio e, soprattutto, c’è il sogno in cui tutto può succedere

Michelangelo Buffa, Ludovico Einaudi, Gaetano Lo Presti
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