L’inquieta scrittura Noir di SAMUELE BERSANI

Lo stretto rapporto tra “Noir in Festival” e musica ha fatto sí che negli ultimi anni diversi giovani cantautori italiani siano venuti, a vario titolo, a Courmayeur. Dopo David “Boosta” Dileo dei “Subsonica”,  scrittore di Noir, e Niccolò Fabi, che lo scorso anno partecipò coi “Mokadelic” all’evento “Ancora sulla cattiva strada” di Gabriele Salvatores, nell’edizione 2009 è stata  la volta di Samuele Bersani, che ha fatto parte della giuria del Festival, e di Federico Zampaglione (che sabato 12 dicembre ha presentato fuori concorso il suo film “Shadow” e si è esibito al Palanoir, prima della cerimonia di premiazione, con il nuovo gruppo “The Alvarius”). «Il mio rapporto con il noir risale ad oltre venti anni fa – ha spiegato Bersani– perché il “Noir in Festival” è nato dal “MystFest”, il Festival internazionale del giallo e del mistero per il quale lavoravo perché si svolgeva a Cattolica, la mia città. A parte questo c’è, comunque, la mia passione per il cinema, e, soprattutto, per il Noir che si è trasferita nei testi delle mie canzoni, anche perché quando scrivo sono molto cinematografico e mi esprimo per immagini.» Si scopre, così, che la produzione di un cantautore come Bersani, considerato “leggero” per successi come “Chicco e Spillo”(che è, comunque, la storia di una rapina) e “Spaccacuore”, è, in realtà, attraversata da una vena noir. «E’ un filone che emerge fin dalla mia primissima canzone “Il mostro” che parla della paura che fa il mostro che abbiamo dentro. Mi ricordo anche che nel 2003 mi chiamarono al “Noir in Festival” per il testo della canzone “Cattiva” in cui invitavo a chiedere l’autografo ad un assassino. E la copertina del mio ultimo Cd, “Manifesto abusivo”, potrebbe benissimo essere la scena di un Noir.» Potrebbe essere scritta da uno sceneggiatore noir anche Pesce d’aprile”, la canzone dell’ultimo Cd nella quale è più evidente la scrittura inquieta di Bersani che gioca spesso sulla dicotomia tra le immagine crude del testo e la musica che c’è sotto. «Già in “Chicco e Spillo” su una musica apparentemente rassicurante che sembrava una filastrocca per bambini cantavo cose molto taglienti. Le chiavi di lettura delle mie canzoni sono almeno due, poi molto dipende dalla sensibilità dell’ascoltatore.» Nelle sue ultime canzoni si possono, così, ritrovare uomini fragili che “potevano essere farfalla e sono rimasti crisalide”, che perdono i pezzi vivendo come dentro un pesce d’aprile e perdendosi in labirinti senza uscita. «Io, comunque, non sono senza speranza, perché intravedo una via d’uscita e spero sempre che le cose migliorino. Scrivere canzoni è come andare dallo psicologo senza pagarlo perché quando, poi, rileggi delle cose che hai scritto sembra appartengano ad altri. Sono molto curioso in assoluto, per cui mi piace sorprendermi ogni volta scrivendo canzoni sempre diverse. E’ una libertà che altri, che hanno avuto tanto successo, non hanno, per cui finiscono per ripetersi prigionieri del clichè