LUCIO DALLA: più del marmo, per scolpire una società servono le parole

 

Lucio Dalla (by Gaetano Lo Presti) IMG_1245Lucio Dalla (by Gaetano Lo Presti) IMG_1597Note bellissime (ma anche qualche “stonatura”)  hanno accompagnato la presentazione  di “Babel”, il primo Festival della parola in Valle d’Aosta. La piccola nota stonata sta nel nome scelto, “Babel”, che è uguale a quello di un altro, celebre, Festival di letteratura, quello di Bellinzona, la cui quarta edizione si è svolta dal 17 al 20 settembre scorso. Le note bellissime sono state, invece, quelle di Lucio Dalla, primo testimonial della manifestazione, che nel pomeriggio di lunedì 19 ottobre è stato protagonista, con l’attore Marco Alemanno, di un incontro con la stampa alla Biblioteca Regionale di Aosta e di un reading musicato al castello di Sarre. «Non posso che iniziare – ha esordito il cantautore- citando una frase di Nietzsche che dice: laddove finiscono le parole iniziano le spade. La democrazia si espande con la pace e le parole e non, come si sta facendo, con la guerra e l’omertà. La ragione per cui ho accettato di promuovere l’iniziativa è che, grazie a questo Festival, in Valle potrebbe nascere un concetto di riconciliazione con la parola devastata che una parte del nostro paese usa come veleno, per istupidire e relegare ad un ruolo subalterno la gente, negandole le alternative culturali che in una democrazia le spetterebbero di diritto. Perché Michelangelo scrisse anche sonetti straordinari? E perché Leonardo scriveva fiabe? Perché, più del marmo, per scolpire una società servono le parole. Scolpirla non nel senso della rappresentarla, quanto, piuttosto, del cementarla e plasmarla, perché la parola è il perno intorno al quale la nostra civiltà muta.»

Marco Alemanno
Marco Alemanno

Ecco, quindi, l’importanza della parola “artisticizzata” che da oltre trent’anni Dalla usa nelle sue canzoni. A partire da quel 1973 in cui iniziò la sua collaborazione con il poeta bolognese Roberto Roversi, la cui importanza nell’evoluzione musicale di Dalla è stata sottolineata nella motivazione della laurea honoris causa in Lettere e Filosofia conferita a Dalla dall’Università di Bologna negli anni 90. I versi di Roversi, vi si legge, avrebbero portato a “un notevole arricchimento all’espressione: un contenimento del primato melodico, marcate fratture dell’andamento ritmico, un’inquietudine timbrica che spinge Lucio Dalla a recitare i versi del poeta, più che a cantarli”. «Non solo la mia musica ma anche la mia vita è stata in qualche modo deformata dall’avere lavorato con Roversi– ha ammesso Dalla- Con lui ho fatto i tre dischi più importanti della mia vita, quelli che, anche se hanno venduto poco, mi hanno arricchito di più facendomi scoprire una poetica ricercata ma non conclamata che ha trasmesso alla mia musica tutta la parte energetico culturale che ha caratterizzato quegli anni. Rimane una mia guida e senza di lui non sarei neanche quì a parlare

Bruno Mariani
Bruno Mariani

Grazie al rapporto con Marco Alemanno, dal 2004 Dalla indaga il rapporto tra musica e parole anche al di fuori della forma canzone. «Da cinque anni vestiamo le parole di musica, o, se si vuole, la musica di parole, perché la commistione tra i due linguaggi è talmente connaturata e spontanea che non si può fare un distinguo. E’ un po’ come il procedere di due cavalli che trainano una biga. La biga è la comunicazione e la ragione per cui si fanno le cose, ma chi la fa correre sono le parole mischiate alla musica.» E’ stato questo cocktail esplosivo a caratterizzare il reading musicale incentrato sul tema della solitudine che Dalla e Alemanno hanno tenuto nel salone del Castello di Sarre. Incredibilmente snobbato dalla maggior parte dei trecento invitati, l’evento si è svolto davanti ad ad una ristretta platea di cinquanta spettatori (e pensare che, prevedendo un massiccio afflusso, era stato predisposto anche un maxischermo nel giardino).

Fabio Coppini
Fabio Coppini

Recitati da Alemanno, brani di Calderòn de la Barca, Rimbaud, Garcia Lorca, Roversi e dello stesso Dalla si sono, così, alternati a sei illuminazioni musicali del cantautore emiliano suonate in forma acustica con il chitarrista Bruno Mariani e il tastierista Fabio Coppini. Brani come “Futura”, “Caruso”, “Felicità”, “La casa in riva al mare” e “4 marzo 1943” che, ascoltate in maniera cosí intima, hanno messo ancora di più in risalto la spudorata scrittura emotiva di Dalla che, come scriveva Tondelli, ha la capacità di «fottere l’inconsolabile solitudine di essere al mondo».

Lucio Dalla a Sarre (by Gaetano Lo Presti) IMG_1412