ARTE (12) La quarta vita artistica di GIORGIO FALETTI

L'impresa

Se, come ha scritto in “Fuori da un evidente destino”, “la grandezza di un uomo si dimostra da quanti stupidi gli danno addosso”, Giorgio Faletti è un grandissimo. E lo è ancora di più dopo le accuse di plagio piovute quest’estate sul suo ultimo best seller “Io sono Dio”  da parte di alcune traduttrici. Il perché di quest’accanimento  lo ha spiegato lo stesso Faletti il 22 agosto scorso in un articolo su “La Stampa” .12 milioni di copie vendute solo in Italia possono essere considerate un motivo esauriente? E credo che questo sia in definitiva il mio vero crimine. In questo paese dove il successo è considerato una colpa è estremamente facile trovarsi di fronte a dei censori animati da uno spirito che gli inglesi indicano con la parola “envy” che, come possono testimoniare le mie amiche traduttrici, ha un significato inequivocabile. Si traduce in italiano con una semplice parola: invidia.”

Il cinquantottenne astigiano non è, però, tipo da lasciarsi abbattere. Sembra, anzi, scritta per lui un’altra frase di “Fuori da un evidente destino”: “Potrebbero farlo a pezzi piccoli come francobolli e ognuno di quei pezzi sarebbe migliore di qualsiasi persona che io conosca”. Anche perché  in ciascuno di quei pezzi si potrebbe trovare un diverso Faletti, vista l’eccellenza raggiunta in vari campi, artistici e non,  dal suo multiforme ingegno. La sua vita è, infatti, caratterizzata da una serie di scommesse vinte. Serie che non accenna a finire visto che- dopo essere stato comico, musicista e scrittore di successo- si è dato anche alla pittura. L’ho, infatti, incontrato lo scorso 24 settembre al Forte di Bard all’inaugurazione della mostra “In my secret life” curata dal giornalista Massimo Cotto. Tra le 87 opere di 64 insospettabili artisti (musicisti, ma, anche, uomini di spettacolo) esposte ce n’è anche una di Faletti. E’, per caso, l’inizio di una quarta  vita artistica? «E’ l’inizio ma anche la fine.– si è schermito- Da quando Massimo me l’ha chiesto mi diverto a pasticciare coi colori perché sono un bambino, anche se più dentro che fuori. E’ divertente, rilassante e terapeutico, ma da qui a pensare che possa essere una quarta vita non penso proprio. “L’Impresa” è la mia prima opera in assoluto, è una tavola incolore, quasi bianca con in mezzo un quadratino rosso che fa la differenza tra quello che intorno è piatto ed omologato e la persona o cosa che non lo è

Nell’occasione valdostana Faletti ha rispolverato anche la sua vena musicale, esibendosi in un paio di pezzi accompagnato da Danilo Amerio al pianoforte. «La mia carriera musicale è iniziata nel 1988, quando, a causa della frattura di un ginocchio che mi ha costretto a letto per un più di un mese, ho cominciato a pasticciare con strumenti musicali che avevo in casa pur non sapendoli suonare. Da lì sono nate delle canzoni e le collaborazioni con Mina, Branduardi e l’episodio di Sanremo…» Si riferisce alla celebre “(minchia)…Signor Tenente”, ispirata alle stragi di Capaci e via D’Amelio, che sfiorò la vittoria al Festival di Sanremo del 1994, aggiudicandosi il Premio della Critica. Dopo la pubblicazione di “Nonsense” nel 2000 (da cui è tratta la “Re di Foglie” eseguita a Bard), Faletti non ha più pubblicato Cd, pur continuando a comporre per altri. Sono, per esempio, sue “The show must go on”, portata da Milva al Sanremo del 2007, e “Gli anni che non hai” dell’ultimo Cd di Marco Masini. «Musicalmente sono nato coi  Beatles ed il rock degli anni 70,– ha confessato-   mentre per i testi sono stati importanti i cantautori della scuola genovese. Per la musica non è un bel momento e  credo ci sia la necessità di un ritorno a quello che ha fatto grande la canzone italiana: un bel testo legato ad una bella melodia

Giorgio Faletti (by Gaetano Lo Presti) IMG_7430Giorgio Faletti (by Gaetano Lo Presti) IMG_7468Giorgio Faletti (by Gaetano Lo Presti) IMG_7443