ARTE (10) La nudità artistica di ANDREA MIRO’

Andrea Mirò (by Gaetano Lo Presti) blog  IMG_7048

Mirouge
Mirouge

Nel destino di una che ha scelto il nome d’arte di Mirò non poteva che esserci, prima o poi, la pittura. E questo anche se Roberta Mogliotti, questo il vero nome di Andrea Mirò, di professione fa la musicista, vantando una straordinaria versatilità (suona chitarra, pianoforte, violino e molti altri strumenti) ed esperienze lavorative eccellenti (sia solistiche che con Vecchioni, Ron, Ruggeri). «Avere più modi per dire certe cose  fa sentire più liberi e realizzati.- spiega – Mi piacciono le situazioni che si evolvono, non amo quelli abbarbicati alle proprie certezze perché la bellezza del dubbio è il seme delle cose della vita e della crescita degli uomini.» Lo dice davanti a “Mirouge”, il quadro, realizzato con il compagno Enrico Ruggeri, esposto nella mostra “In my secret life” inaugurata il 24 settembre nelle Cantine e nel Deambulatorio dell’Opera Carlo Alberto del Forte di Bard. «Anche nel quadro ho cercato di dipingere qualcosa che rendesse l’idea del cambiamento. Ho sempre disegnato per i fatti miei ma non avevo mai dipinto. Finché lo scorso anno ho comprato Enrico Ruggeri & Andrea Miròquattro colori- rosso, giallo, blù e nero- e tre pennelli: uno piccolo, uno medio ed uno grosso. Quando Massimo mi ha chiesto di fare un quadro per questa mostra stavo promovendo il mio nuovo CD, per cui, avendo tempi ristrettissimi, l’ho dipinto di notte mentre ero in Liguria. Tornata a MilanoAndrea Miro copertina La Fenice ho tirato dentro Enrico perché mi lasciasse un suo segno, anche se la pittura non è mai stata un suo pallino perché a lui è meglio dare… un pallone. Infatti ha scritto la prima cosa che gli veniva in mente guardando il soggetto (“il vento è come il pensiero non si sa dove porta né dove finirà, ma può travolgere qualunque cosa soprattutto se è ferma su sé stessa”: n.d.r.). La frase mi è piaciuta molto, anche se, scherzando, gli ho detto che secondo me toglieva valore al quadro.» Il Massimo che ha spinto Andrea Mirò a dipingere è il giornalista Massimo Cotto, ideatore e curatore di “In my secret life, la mostra di quadri e disegni realizzati da insospettabili musicisti ed uomini di spettacolo . «Ringrazio Massimo– continua la cantautrice – perché ci ha dato l’occasione di metterci in gioco in un campo dove abbiamo molte meno certezze, almeno io che non sono una professionista della pittura. In questo modo gli altri possono vedere delle cose di me che prima non potevano sapere e io scopro delle cose di me che non immaginavo. E’ un’esperienza quasi psicanalitica che ripeterò riempiendo gli amici di quadri da attaccare nei bagniAndrea Mirò La FenicePer meglio esprimere la propria gratitudine, nel corso dell’informale concerto tenutosi dopo la presentazione della mostra ha dedicato a Cotto un’acustica “Prima che sia domani”. La bella ballata è il pezzo di punta del suo ultimo Cd, “La Fenice”, quello della rinascita artistica, in cui, non a caso, sulla copertina appare senza veli, coperta solo da un basso. «Mi piace sempre più l’essenza delle cose, una certa “nudità” artistica simboleggiata nella foto del mio amico Alessandro Gerini. Musicalmente ciò si è espresso con l’uso di pochi suoni di un certo tipo. Adesso che la musica è soprattutto suono, il musicista deve cercare un suo suono e, da questo Andrea Mirò (by Gaetano Lo Presti) IMG_7705punto di vista, per me questo cd è una tappa fondamentale. Per la prima volta sono totalmente soddisfatta di come suona e, cosa rara, dopo mesi dall’uscita non aggiungerei né toglierei nulla.» Nella ricerca del suo suono Andrea è stata, indubbiamente aiutata dal fatto di avere fatto tutto da sola, grazie al polistrumentismo che le ha permesso di suonare tutti gli strumenti. Tra le poche collaborazioni spicca quella del compagno Enrico Ruggeri che con lei ha scritto “La Fenice” e prestato la voce in “Dimentica”. «Non è facile lavorare insieme quando ci sono due ego così importanti, dei quali però, per fortuna, uno è molto popolare e l’altro è di nicchia. Il segreto sta nel capire che, a prescindere dal rapporto umano, il momento di collaborazione artistica deve essere esclusivamente professionale, perchè la pasta scotta a pranzo non deve entrarci con la scelta di un la maggiore o do minore. Il lato positivo sta, invece, nella possibilità che abbiamo di far sentire l’uno all’altro i nostri brani sapendo che il giudizio sarà oggettivo al massimo. Perché, anche se spesso siamo spietati, si tratta sempre di osservazioni in buona fede che ci aiutano a crescere.»

Andrea Mirò & Gaetano Lo Presti (by Nadia Camposaragna) DSC_4374Anfrea Mirò & Gaetano Lo Presti (by Nadia Camposaragna) DSC_4375Andrea Mirò & Gaetano Lo Presti (by Nadia Camposaragna) DSC_4376