Uno specchio di nome FRANCESCO DE GREGORI

De Gregori (by Gaetano Lo Presti) IMG_6443Saint-Vincent non porta particolarmente bene a Francesco De Gregori. Al “Disco per l’Estate” del 1973 furono, infatti, in pochi a votarlo, tanto che, pur presentando la celeberrima “Alice”, finì per classificarsi ultimo. E sono stati relativamente pochi (ad occhio e croce trecento) anche quelli che lo scorso 18 settembre sono andati a vedere il concerto, organizzato dal Casinò,  che il cantautore romano ha tenuto nella  Sala Gran Paradiso del Grand Hotel Billia. Tra questi  alcuni giocatori del Casinò ai quali De Gregori ha, inevitabilmente, dedicato “Rimmel” (“…i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo, li puoi nascondere o giocare come vuoi…”). Per il resto ha riletto una quindicina di suoi pezzi, inizialmente da solo e, poi, accompagnato dall’abituale, validissima, band formata da Stefano Parenti (batteria), Alessandro Arianti (tastiere), Alessandro Valle (chitarra, pedal steel guitar e mandolino), Guido Guglielminetti (basso), Lucio Bardi e Paolo Giovenchi (chitarre). Assenti “Generale” e  “La donna cannone” (da lui definita “una canzone ingombrante”), la scaletta annoverava molte dei suoi pezzi più amati (da “Pezzi di vetro” a “La leva calcistica del ’68”, da “Viva l’Italia” a “Buonanotte fiorellino”) che nei concerti “veri” (quello di Saint-Vincent è stato “condensato” per permettere ai giocatori di recarsi al Casinò) usa a mò di “specchietto per le allodole” per far passare le canzoni molto crude dei suoi ultimi Cd. A cominciare da “Vai in Africa Celestino”, che riflette, in modo neo-realista, un mondo che va in pezzi.

De Gregori (by Gaetano Lo Presti) IMG_6658De Gregori (by Gaetano Lo Presti) IMG_6593 De Gregori (by Gaetano Lo Presti) IMG_6596

E’ grazie a canzoni come queste che De Gregori, raccontando la deriva degli ultimi trenta anni, ha finito per diventare per molti italiani  uno specchio, che, oltre,  che a guardarsi “dentro”, permette, a chi lo voglia, di guardarsi anche “dietro”, visto che i nemici più insidiosi colpiscono alle spalle. Non è, quindi, un caso che lo scorso 13 settembre, De Gregori abbia ricevuto a Pieve Santo Stefano (Arezzo) il “Premio Città del Diario 2009” che è il fiore all’occhiello di una rassegna che, grazie al lavoro ultraventennale di Saverio Tutino, ha fatto di Pieve un luogo privilegiato per la memoria popolare grazie alla poderosa raccolta di diari, memorie ed epistolari scritti dalla gente comune. Una manifestazione che ha, inevitabilmente, preso a prestito il titolo di una delle canzoni più famose di De Gregori: “La storia siamo noi”.

Guido Guglielminetti(by Gaetano Lo Presti) IMG_6530Alessandro Arianti (by Gaetano Lo Presti) IMG_6545Lucio Bardi (by Gaetano Lo  Presti) IMG_6528