L’acrobatico “Harlekin” di SELENE FRAMARIN

Selene blog IMG_1252Selene blog  IMG_1101Quando, nel 1975, scrisse, per la clarinettista americana Suzanne Stephens, il pezzo “Harlekin”,  Karlheinz Stockhausen probabilmente sapeva che la maschera di Arlecchino discendeva direttamente dai giocolieri di strada. La “grande onda” musicale che caratterizza i 45 minuti ininterrotti di musica si accompagna, infatti, a movimenti espressivi che portano l’esecutore a suonare addirittura su un piede o sdraiato. Se a ciò si aggiunge il fatto che deve, inevitabilmente,  suonare a memoria, si può capire come l’impegno richiesto vada ben al di là del virtuosismo strumentale, e che il tutto non possa prescindere da una grande capacità di mettersi in gioco. L’ardua sfida è stata raccolta con successo domenica 2 agosto dalla clarinettista valdostana Selene Framarin, in un concerto al Teatro Romano di Aosta inserito nel programma della rassegna “Aosta Classica”. «E’ un pezzo che rivoluziona il modo di pensarsi in relazione allo strumento.- ha spiegato la clarinettista- Le difficoltà di esecuzione sono accentuate dai movimenti, ma questo fa anche sì che il virtuosismo strumentale non sia fine a sé stesso quanto, piuttosto, in funzione di un motivo espressivo che, attraverso la mimica e la danza, tende a raccontare una storia e dipingere delle situazioni». Non ci potrebbe, del resto, essere, interprete migliore della Framarin che, pur giovane, Selene blog IMG_1117unisce una rara maturità interpretativa teatrale a quella musicale. Forte in quest’ultimo campo di un curriculum di tutto rispetto: ha vinto, infatti, diversi concorsi (da sola o con la pianista Aska Carmen Saito) e nel 2008 ha concluso, con il massimo dei voti e la lode, Selene blog  IMG_1150il Biennio Superiore di Secondo livello presso il Conservatorio “Verdi” di Milano (eseguendo anche una parte di “Harlekin”). E’ stata, poi, docente del Conservatorio Nazionale “Edwuard Said” in Palestina e recentemente ha videoregistrato, per la casa discografica Limen, “Dies” di Alessandro Solbiati. Come nella Commedia dell’Arte, anche in “Harlekin” esiste un canovaccio narrativo dato dai titoli con cui Stockhausen ha battezzato le sette sezioni che vedono Arlecchino trasformarsi da “Messaggero del sogno fatato” a “Costruttore giocoso”, da “Jolly birichino” a “Folletto trottola”  (che conclude la composizione con una serie di spirali sonore che culminano in tredici selvagge grida di uccello). Quali sono le sezioni in cui più si riconosce Selene Framarin? «Il “poeta innamorato”, che è il più lirico ed emotivamente intenso, ed il “danzatore appassionato” che mi fa pensare a Fred Astaire ed al tip tap.»