MASSIMO COTTO e le mille leggende del Blues

Cotto IMG_7168Tra le novità dell’Aosta Blues & Soul Festival 2009”, in corso di svolgimento allo stadio Puchoz di Aosta, c’è la presenza, come conduttore, del giornalista Massimo Cotto. Astigiano, Cotto è  anche scrittore, conduttore radiofonico e televisivo e talent scout (fa parte della giuria di “SanremoLab” e del progetto “Radar”). Attività tutte legate dal comune denominatore di una devastante passione per la musica. «Il feticismo musicale di certi superesperti non mi ha mai interessato.– si è affrettato a precisare nel corso di una cordialissima chiacchierata- Sono, invece, affascinato dalla persona che c’è dietro il personaggio, e, in particolare, dal processo compositivo: da come, cioè, un musicista arrivi a scrivere una certa cosa in un certo modo. L’Arte è figlia della solitudine, e indagando quel particolare momento in cui un musicista si trova solo davanti alla sua Arte, ho imparato qualcosa anche su me stesso.» Cosa ne pensi di chi, come Edmondo Berselli, considera finito il concerto inteso come successione pura e semplice di canzoni, e vede, piuttosto, la necessità di collocare i brani all’interno di una sequenza narrativa? «Indubbiamente mentre una volta si era più ricettivi in quanto il concerto era una sorta di rito collettivo, in tempi frammentari e frammentati come gli attuali per riuscire a coinvolgere la gente devi farle credere che viva una specie di fiction. Ma il portare in un’altra dimensione raccontando storie è sempre stata una delle grandezze della musica. Anch’io, ad Aosta, farò da anello di raccordo tra i musicisti della serata raccontando storie. Lanzetti-Cotto IMG_7124E cosa c’è, da questo punto di vista, di più bello del Blues che si trascina dietro mille leggende? Anche solo dal punto di vista linguistico, è interessante, in questo festival, la contrapposizione tra Soul, che è l’anima, ed il Blues che è malinconia, dolore e ha, quindi, tutta la valenza catartica dell’Arte.» “Abbiamo tutti un blues da piangere” recitava , non a caso, qualche anno fa il titolo di un Lp dei “Perigeo”. Tutti, anche noi italiani. Cosa ne pensi del Blues “made in Italy”? «Per anni i bluesmen italiani hanno avuto il problema di non lavorare all’interno della forma canzone, e, quindi, il valore di gente come Roberto Ciotti e Guido Toffoletti non è stato riconosciuto come meritava. Poi il Blues è entrato in altri generi musicali, dal pop alla canzone italiana, e la gente si è accorta che esisteva. Oggi il Blues italiano gode di ottima salute, ma soffre di questa folle crisi del mercato del disco che fa sì che la qualità non faccia rima con la quantità di dischi venduti.» Come giudichi il programma dell’“Aosta Blues & Soul Festival 2009”? «Sono da sempre affascinato dallo strumento voce e in programma ci sono voci che potrebbero incantare. E, poi, c’è Brian Auger che è un pezzo di storia della musica. Non è questione di essere nostalgici, ma andare a vedere i concerti di gente come lui è un po’ come portarsi a casa un pezzetto del Mito