Il trascinante ska di GIULIANO PALMA & THE BLUEBEATERS

Giuliano blog IMG_3826Se l’origine della parola è incerta (sarebbe l’onomatopea del rumore che fa la chitarra quando suona in levare), certissimo è, invece, l’effetto scatenante che la musica ska ha sul pubblico che affolla i suoi concerti. Specie quando ad interpretarla sono i trascinanti Giuliano Palma & The BlueBeaters che la sera di venerdí 19 giugno sono riusciti a coinvolgere come non mai il pubblico della Sala Gran Paradiso del Grand Hotel Billia di Saint Vincent. Il gruppo è nato per gioco, a metà degli anni Novanta, durante le “megasessions” improvvisate dai membri di band come “Casino Royale”, “Africa Unite” e “Fratelli di Soledad”. La svolta decisiva  è avvenuta quando, accanto ai classici dello ska, hanno cominciato ad arrangiare in questo stile anche brani commerciali: da  “Believe” di Cher a “Grande grande grande”, da “Che cosa c’è” a “Come le viole”. «Non siamo, però, una classica cover band– ha precisato prima del concerto il cantante Giuliano Palma- perché il pezzo lo smantelliamo e ricomponiamo completamente, senza toccare la melodia e l’armonia, che per me sono sacre, ma mettendoci la pulsione ritmica dello ska che caratterizza il nostro sound e lo rende ballabile. Il nostro è un lavoro di ricerca  simile a quello dei  film in costume, per cui,  evitando l’elettronica, cerchiamo di rivestire i pezzi col suono di strumenti acustici d’epoca.» Il successo  popolare è arrivato quando “The King” (questo il soprannome di Palma)  ha cominciato a pescare nel repertorio della grande canzone melodica italiana e internazionale degli anni Sessanta. «Le canzoni reggae e ska che mi hanno fatto innamorare della musica giamaicana erano melodiche, e nel mio background c’è la musica napoletana legata alle mie origini. Da piccolo, in casa, i miei ascoltavano tanta musica, per cui ogni tanto nella memoria riaffiora un file musicale che mi fa dire: ah quanto mi piaceva questa! E’ pure successo che, a volte, le mie proposte al gruppo siano sembrate folli, ma adesso, visti i risultati, hanno finito per fidarsi.» Dopo un’iniziale intransigenza sulle covers, recentemente il repertorio del gruppo si è aperto ai pezzi originali, a cominciare dal successo “Se ne dicon di parole”. «L’abbiamo proposta alle selezioni del  Festival di Sanremo 2007 ma non è stata presa. E’ un pezzo importante perchè ci ha fatto capire che fare solo covers poteva essere un limite, per cui abbiamo cominciato a scrivere canzoni. Nel nuovo Cd che uscirà in autunno ci saranno 5 o 6 canzoni nostre. In più abbiamo arrangiato due o tre pezzi in chiave rhythm and blues, mantenendo, però, il suono anni Sessanta che ci piace. Per i “BlueBeaters” si è aperto un nuovo file, vediamo dove ci porterà.»

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