PAOLO CONTE: la Sibilla Astigiana che da del tu ai pensieri del pubblico

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl mito narra ci fossero varie Sibille che venivano chiamate in base al luogo di provenienza. C’era la Sibilla Cumana, l’Appenninica, la Libica. Ne esiste anche una versione aggiornata, la Sibilla Astigiana, che ha una curiosa particolarità: tanto è chiara quando comunica con grandi folle, tanto è criptica quando risponde, per iscritto, ai giornalisti.

Tale Sibilla è conosciuta ai più col nome di Paolo Conte, che venerdì 8 maggio 2009 intervistai prima che si esibisse al Palais Saint-Vincent. A onor del vero il suo amore per l’enigma è noto. «Mi diverto a costruirli- confessò- Alcuni  me li ha pubblicati Bartezzaghi, altri ce li scambiamo con Benigni che ci ha messo anche due anni per riuscire a risolverli».

Anche molto del fascino delle sue canzoni sta proprio nel non detto, nello spazio lasciato all’immaginazione. Più interdetti lascia il sentirsi rispondere «Direi di sì, con parsimonia», alla domanda se per le canzoni succede come per i romanzi che l’autore quando scrive deve annullarsi per diventare tanti Io quanti sono i suoi personaggi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERACon parsimonia? Sarà, forse, per questo, chiesi, che i personaggi e le situazioni identificabili (da Bartali al Mocambo) che l’hanno portata al successo hanno lasciato il posto a stati d’animo più indefiniti? «L’attuale ispirazione è “pigramente” pittorica», rispose. E già che Conte è anche un pittore. In un’intervista avrebbe detto che le sue canzoni se fossero quadri potrebbero essere quadri di Massimo Campigli. Perché? «E’ uno dei miei pittori preferiti in assoluto, perché esprime l’eleganza del Novecento», rispose. Campigli nel corso della sua carriera è arrivato a ridipingere sue vecchie tele, qualcosa di simile succede per lei con i nuovi arrangiamenti delle sue canzoni? «Come diceva lui, dico anch’io: “Del mio lavoro conosco solo gli errori”.»

L’accenno al suo ultimo Cd- “Psiche”- a quel punto fu di prammatica. C’è realmente la svolta psicoanalitica che molti vi hanno visto? «Ho sempre dato del tu ai pensieri del pubblico, lasciandogli la massima libertà di immaginare e interpretare». In “Così o non così” canta “qui si recita senza nè follia nè serietà… “, è su questa sottile linea di demarcazione che si muovono anche i suoi concerti? «Penso di sì. Sarebbe pericolosa la mistura tra follia e serietà».

1 Conte IMG_4290Apollo offrì alla sua sacerdotessa Sibilla l’immortalità ma non la giovinezza. Questa, quindi, invecchiò sempre più, finché, scomparso il corpo, non rimase che la voce. Non le sembra che lo stesso bisogno di essenza caratterizzi la sua ultima produzione? «In questo momento ho voglia di sentire delle canzoni corte con poche parole. Nei concerti più che una sequenza narrativa cerco una continuità di segmenti, di “quadri musicali” di sapore cinematografico». Lei che “sta in fondo alla campagna” ha descritto in “Genova per noi” il fascino misterioso del mare, cosa le ispira, invece, la montagna? Come sarebbe una ipotetica “Aosta per noi”? «La montagna ha un’attrattiva molto difficile da descrivere. Magari ci proverò».