Il Sacrario-Museo del Battaglione Alpini “Aosta”

Non sono perché furono quando la Speranza si alimentava col sacrificio”. Questa scritta posta all’ingresso della cripta che è il cuore del Sacrario- Museo del Battaglione Alpini “Aosta”, sintetizza il coraggio, il senso di dovere, il sacrificio di migliaia di giovani alpini morti nelle delle campagne d’Africa e nelle due Guerre Mondiali. Vi si respira, in particolare, l’epopea del Battaglione “Aosta” nella Prima Guerra mondiale, i cimeli della quale abbondano: dalle anfore contenenti pugni di terra dei luoghi sacri (i monti Solarolo, Vodice, Pasubio, Grappa) al rosario appartenuto al Tenente Ferdinando Urli morto sul Dente del Pasubio, da brandelli di gloriose bandiere ai tre fucili austriaci intrecciati e sormontati da un cappello alpino con penna mozza (simbolo degli alpini caduti) che stanno all’ingresso della cripta. Inaugurata, all’interno della Caserma Testafochi di Aosta, il 18 maggio 1940, dopo lo sbando dell’8 settembre 1943 la struttura risorse grazie ad una paziente opera di recupero e riordino del materiale disperso al quale si aggiunsero le testimonianze delle Campagne di Grecia e di Russia. Nel 2006, infine, l’impulso del Generale Oliviero Finocchio e il certosino lavoro del Colonnello Guido Dupuis hanno portato ad un’ulteriore sistemazione, con trasformazione da Sacrario in un Museo, che, senza perdere le qualità spirituali, ne ha permesso una maggiore fruibilità. Al Sacrario è dedicato il libro “La Memoria dell’Aosta” di Gianfranco Ialongo. Oggi 4 maggio, in occasione dell’anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano, il Sacrario è aperto al pubblico. 

Ecco l’ampio servizio televisivo che la redazione di RAI VdA ha dedicato al Sacrario del Battaglione Aosta

ARTE (2) FRANCESCO NEX:”Cavaliere stanco per antiche geometrie”

cavaliere-stanco-per-antiche-geometrie-11Il quadro che fa da “avatar” al mio blog si intitola “Cavaliere stanco per antiche geometrie”. Ne è autore il mio amico Francesco Nex, il più grande pittore valdostano. Nato il 6 luglio 1921 a Mattão, in Brasile, Nex vive a Fènis. Di lui ho scritto una biografia che è stata pubblicata nel dicembre 2004, inserita nel catalogo della mostra “Francesco Nex. Ricordi sogni riflessioni”. Ne riporto uno stralcio nel quale Nex spiega la genesi del quadro, alla luce della sua estetica.catnex1

 «Concordo con chi ha detto che nei quadri l’Arte è quello che sta tra la tela- o, nel mio caso, la seta- e la vernice: in effetti è in questo spessore minimo che sta racchiuso il pensiero dell’artista, quello che qualcuno ha definito la scintilla della sua anima. E questo spessore a me è sempre piaciuto riempirlo con delle storie, a volte fantastiche e a volte un pò più realistiche. Sarebbe stata la stessa cosa se avessi fatto lo scrittore o il poeta… Nella mia pittura c’è l’amore, c’è la nostalgia, c’è l’allegria, ma c’è, anche, la rabbia ed il sarcasmo per un certo tipo di società. In questo tipo di quadri c’è un po’ la morale della Storia fatta da Francesco Nex. La Storia ufficiale, quella con la esse maiuscola, non mi ha mai interessato molto perché l’hanno scritta i funzionari dei potenti, che non potevano certo sputare nel piatto in cui mangiavano. Ma, della Storia, i potenti sono solo un accidente. La Storia l’ha fatta la gente che ha vissuto, che ha faticato, che si è ingegnata, che ha fabbricato case come quella in cui vivo… Per cui non descrivo momenti storici ufficiali, e i riferimenti a fatti e personaggi realmente accaduti sono casuali e funzionali a quanto voglio esprimere. I miei racconti figurati sono un’allegoria della commedia umana e testimoniano l’immutabilità della storia: come, cioè, accanto ai lati sublimi dell’uomo, ci siano cupidigie, invidie, superbie, stupidità che si ripetono sempre uguali. Fino alla noia, che, infatti,  ambascia il “cavaliere stanco per antiche geometrie”, il mio autoritratto spirituale. Il mio bisogno di dissacrare vorrebbe trasmettere alla gente il senso di libertà. Quasi a dire, con il sorriso sulle labbra: guarda che se hai bisogno di essere guidato è perché lo vuoi tu, perché non sai essere uomo del tuo tempo, perché non hai il coraggio d’essere libero. Lo schiavo è colui che aspetta che qualcuno lo liberi…».