Attenti al LUPRON! I pro e i contro della CASTRAZIONE CHIMICA per i condannati per violenza sessuale

castrazione-1Attenti al Lupron! Usato fino a poco tempo fa solo per alcune patologie femminili e come trattamento preliminare nel cambiamento di sesso dei transessuali, il Lupron ha acquistato in Italia una sinistra risonanza mediatica da quando la Lega nord ha proposto la “castrazione chimica” per i condannati per violenza sessuale. Basta, infatti, un’iniezione mensile di Lupron Depot perché, abbassandosi il livello del testosterone, diminuisca la libido con conseguente impotenza. castrazione-2L’uso di questo “soppressore dell’appetito sessuale” non è, in realtà, una novità perché è già attuato in alcuni stati degli USA (California, Iowa e Florida, mentre in Texas viene attuata, addirittura, la castrazione chirurgica) e, senza andare tanto lontano, nella Repubblica Ceca. Il Partito Democratico, per bocca della capogruppo nella commissione Giustizia Donatella Ferranti, si è subito appellato al Presidente della Camera Gianfranco Fini affinché «dichiari inammissibili proposte barbare.» Secondo l’americano Fred Berlin, uno dei maggiori esperti mondiali sul trattamento dei disturbi della sessualità, la castrazione chimica sarebbe, invece, un’alternativa migliore rispetto al carcere: «Stare in prigione- ha dichiarato- non aiuta sicuramente ad abbassare l’attrazione verso i bambini dei pedofili, che appena usciti ricadono spesso nella loro perversione. Se l’obiettivo è la rieducazione e l’adattamento alla vita nella società, allora questi farmaci possono aiutare.» Tra le argomentazioni che vanno in senso contrario c’è il fatto che l’assunzione di sostanze chimiche incide sulla libido solo fintanto che la cura sussiste e, soprattutto, che i “sex offenders” agiscono spinti da deficit di origine “multifattoriale” (non solo di tipo fisico, ma, anche, psicologico e sociale). patrizia-ciardielloE’, infatti, già successo che autori di abusi su minori siano risultati degli impotenti, che, però, anche senza l’uso dell’organo sessuale hanno concretizzato egualmente in un abuso il pensiero ossessivo- compulsivo che li contraddistingue . Ci vogliono, quindi, interventi a più ampio spettro, che cerchino di agire sulla personalità del “sex offender” con trattamenti psicoterapici durante il periodo di detenzione. Come ha fatto, infine, notare Patrizia Ciardiello, Responsabile dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone limitate nella libertà, il problema delle condotte sessualmente offensive si complica se si allarga il campo si osservazione.« Quale risposta immaginare- si chiede -ai comportamenti sessualmente abusanti posti in essere dalle donne, il cui apparato ormonale non produce il testosterone che la castrazione chimica punta ad inibire? E a quelli, intermittenti, dei “turisti sessuali”? E a quelli dei produttori di pedopornografia mossi esclusivamente da interessi legati al profitto?».

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